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Su Robinson, nello spazio dedicato alla maratona Proust, Paolo Di Paolo racconta l’incontro tra Anne Carson, la poetessa canadese appena premiata con il Nobel per la letteratura, e il grande francese. Il terreno d’incontro è un piccolo libro, The Albertine Workout, pubblicato in Italia da Tlon: un’indagine su Albertine Simonet, l’amore sfuggente del narratore della Recherche. Vale la pena raccogliere lo spunto, perché quel libretto dice molto sia di Proust sia della scrittrice che l’Accademia di Svezia ha scelto quest’anno.
Carson procede per cinquantanove paragrafi numerati, con l’aria di una scheda di ricerca. Conta, misura, elenca. Il nome di Albertine ricorre nel romanzo più di duemilatrecento volte, più di qualunque altro personaggio. Lei compare in oltre ottocento pagine e in circa un quinto di queste dorme. Sembra una curiosità, ed è la chiave di tutto: il narratore ama davvero Albertine solo quando lei non può sottrarsi, quando il sonno la rende immobile e senza segreti. L’amore diventa sorveglianza di un corpo addormentato.
L’ironia è lo strumento di Carson. Elenca i problemi di Albertine secondo il narratore, la menzogna e il desiderio per le donne, e poi quelli secondo Albertine, che si riducono a uno: essere tenuta prigioniera in casa sua. Basta spostare di poco lo sguardo e la gelosia appare per ciò che è, una reclusione inflitta all’altro.
Poi c’è l’ombra di Alfred Agostinelli, l’autista amato da Proust e morto nel 1914 in un incidente aereo, che molti vedono dietro Albertine. Carson considera questa lettura biografica sgraziata e invadente, e ammette subito dopo che, con Proust, è irresistibile. Sa che la letteratura non si riduce alla vita dell’autore, ma sa anche che nasce da ferite vere.
Qui il Nobel e Proust si tengono insieme. Tutta l’opera di Carson, dai lirici greci fino ai libri più sperimentali, ruota intorno al desiderio che vive della distanza: se la distanza si annulla il desiderio muore, se resta diventa sofferenza. Albertine è l’altro che non si lascia conoscere, e chi la imprigiona scambia il possesso per conoscenza.
In un tempo che crede di sapere tutto di tutti, che traccia e archivia, Carson usa proprio i numeri per mostrare che non bastano. Si possono contare le pagine in cui Albertine dorme, non ciò che sogna. L’altro merita rispetto proprio per la parte di sé che non ci concede. Albertine continua a dormire nella Recherche: possiamo guardarla, ma senza chiuderla a chiave.





