
Il sistema nella notte
3 Maggio 2026C’è una vertenza che non riguarda soltanto chi lavora al polo logistico di Casa del Corto. Riguarda Piancastagnaio intera. Riguarda quella silenziosa economia di relazioni, di famiglie, di redditi che reggono una comunità di montagna da decenni. E mercoledì 6 maggio, alle 14, davanti al Municipio, si deciderà qualcosa di importante.
La vicenda Cesar — ex Logimer — è entrata nel vivo con una brutalità inattesa: dal primo aprile i lavoratori vivono una vertenza aperta dopo l’annuncio dell’azienda di smantellare il polo logistico di Casa del Corto e delocalizzare verso i magazzini di rifornimento del centro-sud. La risposta degli operai è stata immediata, dignitosa, compatta. Il blocco dei tir mandati dalla Cesar a prelevare i roller destinati ai negozi Acqua & Sapone ha mostrato non solo la forza sindacale, ma qualcosa di più profondo: la consapevolezza che cedere senza lottare non è un’opzione.
Il Primo Maggio ad Abbadia San Salvatore ha dato voce a questa lotta. Il sindaco Franco Capocchi era lì, insieme al sindaco di Abbadia Niccolò Volpini e al consigliere regionale Valerio Fabiani. Non è stata una presenza di facciata. Fabiani ha detto una cosa che vale la pena ricordare: è rimasto colpito dalla forza e dalla dignità con cui questi lavoratori stanno affrontando la chiusura al dialogo dell’azienda. Sono parole giuste. Ma le parole, ora, devono trasformarsi in presenza.
Mercoledì 6 maggio, alle 14, si svolge l’incontro tra i rappresentanti istituzionali, la nuova proprietà, i sindacati e i lavoratori. È un momento che non può consumarsi dentro quattro mura, lontano dagli occhi di chi questa storia la abita ogni giorno.
Per questo chiediamo ai pianesi di esserci. Di scendere davanti al Comune alle 14, di stare lì, visibili. Non per fare pressione nel senso deteriore del termine, ma per dire a questi lavoratori — che per più di trent’anni hanno contribuito a costruire il valore del marchio Acqua & Sapone — che non sono soli. Che la comunità li vede, li riconosce, li sostiene.
L’azienda non è in crisi produttiva. Il marchio vale. Vale anche grazie a loro. Una dismissione che ignorasse questo fatto sarebbe un errore industriale prima ancora che un torto morale.
I pianesi sanno cosa significa tenere in piedi una comunità di montagna. Sanno il peso di ogni posto di lavoro perso, il vuoto che lascia in una famiglia, in un paese. Mercoledì pomeriggio, davanti al Comune, c’è la possibilità di dirlo insieme, con la forza tranquilla di chi non chiede favori ma rivendica giustizia.
Ci vediamo alle 14.





