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30 Aprile 2026Stosa e Fillea Cgil: il tribunale decide, ma la partita è ancora aperta
Il Tribunale di Siena ha emesso una pronuncia nel procedimento per comportamento antisindacale promosso dalla Fillea Cgil contro Stosa Spa, storica azienda di Piancastagnaio attiva nel settore del mobile cucina. Il giudice ha ordinato alla società la cessazione del comportamento contestato e il ripristino della piena agibilità sindacale in favore del delegato RSA.
La Fillea Cgil ha accolto la decisione con soddisfazione. “Ha vinto la democrazia”, si legge nel comunicato del sindacato, che parla di un percorso lungo e non privo di difficoltà, concluso con il riconoscimento del diritto dei lavoratori a dotarsi di una propria rappresentanza sindacale interna. “Hanno vinto i lavoratori”, aggiunge la nota, auspicando che si possa ora aprire “una pagina di relazioni industriali corrette e rispettose del ruolo sindacale”.
Stosa ha risposto con una nota articolata, che vale la pena leggere con attenzione.
L’azienda chiarisce innanzitutto che la sua posizione non è mai stata di opposizione preconcetta al sindacato, ma di fedeltà a una interpretazione del CCNL applicato in azienda — lo stesso sottoscritto dalle organizzazioni sindacali — in materia di Rappresentanza Sindacale Unitaria. Su questo punto, ricorda Stosa, il giudice della prima fase aveva riconosciuto la correttezza dell’interpretazione aziendale. La pronuncia di secondo grado — la fase di opposizione — ha poi rovesciato quel giudizio, ma questo, sottolinea l’azienda, “conferma la complessità del tema e la presenza di differenti letture giuridiche”. Non si tratta dunque, nella prospettiva di Stosa, di una vicenda dai contorni netti, ma di una questione tecnico-giuridica genuinamente controversa, sulla quale esistevano e esistono posizioni legittime.
L’azienda contesta anche il tono trionfalistico del comunicato sindacale. Parlare di “vittoria della democrazia”, scrive Stosa, “non rappresenta correttamente la natura della vicenda”: le RSA sono nominate dalle organizzazioni sindacali, mentre le RSU sono elette direttamente dai lavoratori, e costituiscono dunque “la forma più immediata di espressione democratica in azienda”. Una distinzione non di poco conto, sul piano ordinamentale.
Stosa ribadisce che la propria priorità è sempre stata il benessere concreto delle persone che vi lavorano — condizioni di lavoro, stabilità occupazionale, sicurezza, dialogo quotidiano — e che questi elementi definiscono il rispetto verso i lavoratori “ben oltre qualsiasi slogan”. Rileva inoltre che ricorrere a un giudizio per comportamento antisindacale “non costituisce il modo migliore per una corretta relazione sindacale”, pur confermando che assicurerà alla RSA tutta l’agibilità prevista dalla legge e dal contratto.
La vicenda si chiude dunque con una sentenza, ma lascia aperta una riflessione più ampia. Da un lato, il sindacato ha ottenuto in sede giudiziaria ciò che non riusciva ad ottenere al tavolo. Dall’altro, Stosa ha dimostrato di aver agito nel quadro di una interpretazione giuridicamente sostenibile — tant’è che la aveva inizialmente persuasa — e non di una volontà di escludere il sindacato dalla vita aziendale. Due gradi di giudizio con esiti opposti sono, in fondo, la prova più eloquente che la materia non era semplice.
Ora che il quadro è definito, entrambe le parti hanno gli strumenti per costruire quel rapporto di confronto che, a parole, dichiarano di volere.





