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7 Giugno 2026I segreti della miniera del Siele. Archeologia industriale e natura «Una sfida nel cuore dell’Amiata»
Alla scoperta di questo luogo immerso nella splendida Riserva Naturale del Pigelleto «Abbiamo vinto un finanziamento con l’Università di Siena per fare ricerca e formazione»
di Michela Berti
PIANCASTAGNAIO E’ un viaggio nel cuore più autentico dell’Amiata. La miniera del Siele, una storia d’altri tempi, oggi architettura industriale. Ma la mente inarrestabile dell’assessore del Comune di Piancastagnaio Pierluigi Piccini ha già trasformato questo luogo antico in un anfiteatro dei sogni. L’amministrazione di Franco Capocchi è visionaria, cerca di lanciare il cuore oltre l’ostacolo dei finanziamenti e della burocrazia. Ed ecco che è tutto nero su bianco, quel progetto di economia circolare con i prodotti dell’Amiata a partire dal riccio per la produzione di bioplastiche e di tessile. «Abbiamo vinto un finanziamento con l’Università di Siena per fare al Siele ricerca e formazione» spiega Piccini. «In più – continua – abbiamo chiesto di approfondire gli studi sulla geotermia». Il Siele è la prima miniera di mercurio italiana ad entrare in attività. L’industria estrattiva sulla montagna amiatina durò per oltre 130 anni. Nel 1865 lo stabilimento fu acquistato da Emanuele Rosselli, noto commerciante livornese. Nel ’67 entrò nella società Sara Levi Nathan, vedova di un ricco banchiere londinese e con lei la miniera ebbe il vero decollo produttivo. Iniziò quella «corsa al mercurio» che portò sull’Amiata industriali e finanzieri. Di quel tempo oggi nel cuore del Siele si vede ben poco se non reperti di un mondo produttive che fu la vera ricchezza della montagna. «La miniera del Siele – spiega Piccini – potrebbe diventare destinazione turistica, ci sono bellissimi sentieri da fare anche a cavallo. Abbiamo presentato il progetto al Parco, sembra sia piaciuto. Aspettiamo una risposta definitiva». Quindi da una parte la ricerca industriale che potrebbe andare a braccetto con le pelletterie amiatine, dall’altra il turismo immerso nella natura. A poche decine di metri dalla miniera del Siale c’è anche l’immobile della vecchia direzione delle miniere, «affidata alla cooperativa il Quadrifoglio dove potranno essere ospitati studenti, ma non solo, chiunque è dentro un parco naturale importantissimo che è appunto il parco del Pigelleto». Una bellissima Riserva Naturale quella del Pigelleto, famosa per l’abete bianco che offre uno straordinario percorso tra natura e archeologia industriale. «Il Pigelleto ha fornito legna per la costruzione di navi – ci mostra Piccini – ha contribuito alla costruzione del Palazzo delle Papesse, del Duomo di Orvieto. Un parco naturale importantissimo, perché ci sono delle piante autoctone non trovabili da altre parti, sono centinaia di esemplari. La direzione diventerà un luogo dove si studia, si approfondisce, ma anche chi ha intenzione di stare a contatto con la natura, potrà venire, dormire, fare le sue passeggiate nel bosco, perché scoprirà che è di una bellezza unica». L’Unione Comuni ha finanziato il ripristino e la manutenzione di tutti i percorsi, i sentieri che si snodano nel Pigelleto. «Ed ecco il famoso faggio bianco, altissimo, dritto. E’ imponente». La direzione è già operativa ed a breve sarà aperta. Tutto questo progetto potrebbe diventare realtà già a partire dall’aprile del prossimo anno. «Ma alcuni locali ospitano già corsi tecnici, abbiamo rapporti con le università che si occupano di ambienti come questo». La natura è la regina di questa parte dell’Amiata, che Piccini ha raccontato nel suo ultimo libro «Il fuoco di sotto» sottotitolo «Cosmologia dell’Amiata» edizione Effigi. Sessanta pagine «su come un territorio che conosce la propria cosmologia abita se stesso diversamente, governa se stesso diversamente, si racconta diversamente. Il fuoco è ancora lì – scrive l’autore – la domanda è se siamo ancora capaci di riconoscerlo e di farne finalmente la nostra bussolz». Perché l’azione amministrativa della giunta Capocchi si muove proprio in questa direzione come dimostrano le cinque sculture di lupi in bronzo forgiate da Davide Rivalta nel centro storico di Piancastagnaio. Il lupo è parte importante del sistema amiatino, ne è simbolo e interagisce con la comunità. Le sculture non sono state installate su piattaforme, poggiano le zampe sulla terra e catturano la curiosità dei passanti e provocano forse anche qualche timore tra i più piccoli. La miniera del Siele, i lupi di Rivalta, la Rocca Aldobrandesca, la piccola volpe che a bordo strada ci guarda passare con l’auto. E’ la cosmologia amiatina fatta di cammini, di paesaggi, di fuoco e di notte – scrive Piccini nel suo libro – di sorgenti e boschi. E’ una possibilità «per impedire a un pezzo di terra abitata di dissolversi nell’indifferenza geografica».





