
La raggiante oscurità
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La democrazia non è un destino
12 Agosto 2026
Curioso che la giornata si apra con un’eclissi. Oggi, 12 agosto 2026, il fenomeno è visibile — parzialmente — anche dall’Italia, e c’è qualcosa di puntuale in questa penombra che scende su un mondo già abituato a guardare il sole di traverso. Le pagine dei giornali, in fondo, raccontano proprio questo: chiaroscuri, conti che non si chiudono, attese sospese. Provo a metterle in fila.
Il fronte orientale, senza tregua
La guerra ucraina non concede pause estive. Nella notte tra martedì e mercoledì si è consumata una nuova offensiva combinata su Kiev e Zaporizhzhia, con missili contro la capitale nella zona di Zhuliany e magazzini in fiamme nel distretto Shevchenkivskyj. Sul terreno le forze russe stanno accerchiando Dobropillja da sud, e ormai un consigliere di Zelensky parla apertamente di una guerra di logoramento entrata in una nuova fase, in cui “i russi attaccano tutto”. Colpiti persino magazzini dell’OMS: quando la logistica umanitaria diventa bersaglio, è segno che la soglia si è abbassata ancora.
Il Mediterraneo che brucia ai margini
Sul Medio Oriente si è passati — almeno nella grammatica ufficiale — dalla guerra all'”architettura della pace”, ma è un’architettura ancora tutta impalcature. Nei pressi di Kerem Shalom prende forma la base logistica LSA Endurance, pensata per sostenere la Forza Internazionale di Stabilizzazione sotto la direzione del Consiglio di Pace. L’inviato Nickolay Mladenov, però, non nasconde i tempi: il disarmo di Hamas sarà lungo, e per ripulire tutti i tunnel serviranno anni. Intanto Netanyahu ha respinto il piano in quindici punti di Trump su Gaza, mentre nuovi insediamenti israeliani sorgono in Cisgiordania, accanto al villaggio cristiano di Taybeh, e gli Houthi tornano a colpire il porto di Mocha sul Mar Rosso. La pace annunciata somiglia più a un cessate-il-fuoco sorvegliato che a una riconciliazione.
A far da basso continuo, l’incertezza si misura dove si misura sempre: petrolio sopra i 90 dollari e oro ai massimi, “il prezzo dell’incertezza”, con il mancato accordo tra Stati Uniti e Iran che innervosisce i mercati. E sullo sfondo la nota quasi grottesca della geopolitica delle materie prime: una compagnia petrolifera legata a Trump che sbarca attrezzature di perforazione sulla costa orientale della Groenlandia senza autorizzazione, provocando l’avvertimento delle autorità locali. La sovranità, oggi, si contende a colpi di trivelle.
Un pensiero, infine, per la cronaca che non fa geopolitica ma fa lutto: il terremoto in Colombia, con un bilancio provvisorio salito a 250 morti e oltre duemila dispersi.
L’Italia rientra dalle ferie
Sul fronte interno il tono lo detta la premier, con la consueta regia mediatica. In un’intervista a “Chi”, Meloni fissa l’agenda di settembre su tre priorità — alleggerire le tasse, rafforzare il potere d’acquisto, favorire un’occupazione più stabile — ed esclude rimpasti di governo. Rivendica gli interventi sul costo dei carburanti e il contrasto alla desertificazione dei centri storici, con un approccio “pragmatico” sul clima contro “l’ambientalismo ideologico”. Sul convitato di pietra a destra taglia corto: il Futuro Nazionale di Vannacci è “un’operazione costruita per favorire la sinistra”. Ma c’è anche un’ammissione che vale più di molti proclami: “la stanchezza c’è e si fa sentire”. A un anno e mezzo dalle scadenze del 2027, è una frase che pesa.
L’economia offre segnali tiepidi ma non negativi: a giugno l’export cresce dell’1,6% sul mese, e il Ferragosto vale oltre un miliardo di spesa. Sotto, però, restano le crepe di sempre — caro-carburanti e siccità, che non è più solo shock agricolo stagionale.
Il risiko, e Siena
C’è poi il capitolo che ci riguarda più da vicino. Il consolidamento bancario continua a ruotare attorno a Rocca Salimbeni. MPS ha chiuso un semestre da record, oltre 1,1 miliardi di utile, +25% sull’anno precedente, con un CET1 fully loaded al 16,3% che le dà margine per muoversi. Il consiglio di Mediobanca ha però respinto ancora l’offerta del Monte dopo il rilancio in contanti; l’OPS scade l’8 settembre, con riapertura prevista tra il 16 e il 22. Sullo sfondo resta la partita più grande — l’OPAS di Intesa e il disegno Intesa-Unipol che ridisegnerebbe il perimetro e la governance del Monte. È la fase in cui si decide non tanto una fusione, quanto chi custodirà l’identità di una banca che è stata, per secoli, sostanza di una città prima ancora che nome. E qui la questione della golden power non è un tecnicismo: è la misura di quanto pubblico resti dentro il privato.





