
Un Crastatone da record «Pronti al salto di qualità»
4 Novembre 2026
Le multe del Crastatone usate per attaccare il Comune: una polemica politica travestita da protesta
4 Novembre 2026Il prossimo anno l’inaugurazione del sistema ENEL Green Power – Nippon Sanso per riciclare l’anidride carbonica , poi il progetto di una nuova centrale innovativa che potrebbe servire Prada, Stosa, Floramiata e le altre imprese
di Salvatore Mannino
Può una zona ex depressa, come quella dell’Amiata, diventare un progetto pilota di sviluppo sostenibile, con l’energia rinnovabile della geotermia che alimenta non solo un distretto industriale ma anche i bisogni civili come il riscaldamento, esportando al tempo stesso anidride carbonica per uso produttivo? È l’idea ambiziosa di alcuni Comuni della principale montagna della Toscana meridionale, in particolare Piancastagnaio, che troverà la prima realizzazione fra pochi mesi ma che andrà a regime nel giro di qualche anno, quando verranno avviate altre due centrali elettriche di ultima generazione, di cui una (se andrà in porto) a emissioni zero. «Per troppo tempo l’Amiata ha prodotto energia e valore che altrove diventavano sviluppo, mentre qui restavano le servitù. Piancastagnaio dimostra come ambiente e sviluppo industriale possano procedere insieme» spiega Pierluigi Piccini, già sindaco di Siena per una vita e ora assessore allo sviluppo economico del piccolo Comune.
Il primo passo è appunto imminente: l’inaugurazione, entro la prima metà del 2027, di un impianto che nasce dalla collaborazione fra Enel Geen Power, che gestisce le centrali a energia geotermica in zona, e la Nippon Sanso Operations, azienda leader nel settore del recupero, appartenente alla giapponese Mitsubishi. Lo scopo è reimmettere nel circuito produttivo l’anidride carbonica prodotta da due delle centrali e che attualmente si disperde nell’aria. Così invece ne verrà intercettato il 70 per cento, che diventerà materia prima per le industrie alimentari (bevande gassate e surgelati) e farmaceutiche, arrivando a coprire un terzo del fabbisogno nazionale. Un esempio di economia circolare.
Ancora più futuribile, tuttavia, è la seconda parte del progetto (attualmente fermo), che prevede la realizzazione di una centrale geotermica da 20 megawatt con totale reimmissione nel sottosuolo di quanto resta del fluido ricavato dalle viscere dell’ex vulcano Amiata. Sarà situata nella frazione di Casa del Corto, sede del polo produttivo più importante della zona, anch’esso alimentato in parte ad energia pulita, quella geotermica appunto. Il nome più importante è quello di Prada, con tutta la filiera delle piccole imprese di pelletteria che alimentano griffe come Gucci, Fendi e altre. Ma ci sono anche Floramiata e (già nel territorio di Radicofani che collabora alle iniziative), Stosa (cucine componibili), e Saviola (legno riciclato). Molte lavorano già nel ciclo virtuoso del quasi ecologico, con le nuove centrali sparirà anche il quasi. Senza dimenticare, ricorda Piccini, il teleriscaldamento geotermico che affluisce nelle abitazioni private, «evitando 1.500 tonnellate annue di emissioni fossili». Un piccolo miracolo, esteso agli altri Comuni amiatini, reso possibile da una risorsa di cui la Toscana possiede il monopolio nazionale: la geotermia coi due poli di Larderello (70 per cento del totale) e Amiata. Vale il 2 per cento dell’energia prodotta in Italia e il 5 per cento delle rinnovabili complessive. Un rapporto che in questa regione si rovescia: il 30 per cento del fabbisogno energetico complessivo e il 70 per cento delle rinnovabili. A sostenere la riconversione ecosostenibile dell’Amiata ci sono sia la Regione («Un’opportunità di crescita sostenibile», secondo il governatore Eugenio Giani), con l’assessore Leonardo Marras che a giorni sarà in zona («Dobbiamo superare gli ultimi ostacoli» dice il sindaco di Piancastagnaio, Franco Capocchi), sia l’Anci toscana: «È questo lo spirito con cui affrontiamo il tema delle aree interne — spiega il direttore regionale Simone Gheri — fare rete, valorizzare le risorse già presenti e creare le condizioni perché questi territori possano offrire opportunità concrete a chi li abita e a chi sceglie di investire nel loro futuro».
E gli ambientalisti? Qui si registra una spaccature fra alcune associazioni locali, che evidenziano i rischi residui per salute, e i grandi nomi nazionali, da Legambiente al Wwf più prudente ma pronto a dare il via libera con alcune prescrizioni. Chi ovviamente è entusiasta dei progetti in corso e di quelli in rampa di lancio è il sindaco Capocchi, a capo di una giunta civica: «Le precedenti amministrazioni di centrosinistra non credevano nella geotermia, noi ci abbiamo puntato moltissimo, cercando di recuperare i ritardi. È un propulsore di sviluppo industriale che utilizza l’economia circolare, la rinascita di un territorio depresso, ma è anche un modello di teleriscaldamento a emissioni zero, con risparmi per gli utenti fino al 50 per cento. All’inizio — insiste — la gente era un po’ scettica, ora tutti vogliono allacciarsi, siamo già a oltre mille utenze collegate e stiamo estendendo la rete alle frazioni».





