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Dopo i grandi numeri di quest’edizione, si guarda adesso al sessantesimo
PIANCASTAGNAIO Nonostante il calendario sfavorevole, la manifestazione ha avuto il successo che da quasi sessant’anni caratterizza questo ultimo momento di aggregazione popolare sull’Amiata, ormai diventato un appuntamento conosciuto in tutta Italia e in Europa, vista anche la presenza di molti stranieri. La partecipazione di alcune migliaia di persone non era affatto scontata, considerato che la festa di Ognissanti, data in cui tradizionalmente si svolge la sagra, quest’anno cadeva di domenica. I soli due giorni di festa e il tardo pomeriggio di venerdì non hanno messo in crisi l’evento. Eppure il paese di Piancastagnaio ha fatto il pieno. Le contrade, che insieme all’amministrazione comunale e alla Pro Loco sono parte integrante della manifestazione, hanno registrato il tutto esaurito durante i pranzi e le cene organizzati nelle proprie sedi e nelle antiche cantine del centro storico. Prenotazioni fin dall’inizio di ottobre o già da settembre, con doppi turni per i pasti. Eccellente la cucina tipica, preparata dalle contrade, e apprezzato lo stand della Pro Loco, con una distribuzione gratuita di prodotti locali a base di castagne e tanta polenta con ricotta e castagne. «Il sessantesimo anniversario del Crastatone – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Pierluigi Piccini – può essere l’occasione per fare un importante salto. Non una celebrazione più grande ma un’edizione preparata con un anno di lavoro, maturata, discussa, a festa conclusa, con contrade, associazioni ed esercenti, capace di lasciare qualcosa a Piancastagnaio anche quando i padelloni si spengono. Le contrade hanno dimostrato, con un calendario sfavorevole, di saper riempire il paese. Trasformiamo questo successo in scelte per il futuro». «Il mio ringraziamento – ha dichiarato il sindaco di Piancastagnaio Franco Capocchi – va alle quattro contrade e alle associazioni locali, ai volontari e a tutti coloro che hanno lavorato per rendere possibile questa edizione. Il Crastatone non è soltanto una festa d’autunno, ma un’occasione per ritrovarsi insieme. È il racconto della nostra storia, del legame con il Monte Amiata, con i suoi prodotti, le sue tradizioni e le sue radici. La capacità di rinnovare questa manifestazione, coinvolgendo generazioni diverse e mantenendo il senso di comunità, rappresenta per il territorio amiatino il valore più grande».
Giuseppe Serafini





