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4 Novembre 2026Le promesse di Messina per Siena valgono solo se diventano impegni scritti nell’offerta
Pierluigi Piccini
Presentando una trimestrale da 8,2 miliardi di utile e una previsione che a fine anno supera i 10, Carlo Messina è tornato a parlare di Siena. Lo ha fatto con il tono di chi sente la partita vicina alla chiusura. L’assemblea del Monte del 29 ottobre, ha detto, ha mostrato una distanza tra azionisti e management mai vista prima, e questa distanza rafforza la fiducia di Intesa. Nel frattempo la parte in contanti dell’offerta è salita da 1 a 1,25 euro per azione e il concambio resta a 1,6 titoli Intesa. Il via libera della Consob è atteso entro il 10 novembre e le adesioni dovrebbero aprirsi intorno al 23.
Per la città le promesse sono quelle già annunciate il 3 ottobre e ora ripetute davanti agli analisti: più credito a famiglie e imprese, un polo tecnologico, una sede secondaria per alcune strutture centrali del gruppo, una direzione commerciale in Toscana. A queste si aggiungono il marchio e la sede a Rocca Salimbeni, previsti dall’accordo con Unipol. Messina assicura che nessuna di queste misure peserà sulle sinergie. La frase dice due cose insieme: gli impegni per Siena sono sostenibili, e sono stati misurati in modo da non toccare il cuore dei conti.
Le parole vanno pesate una per una. Nel comunicato di Intesa la direzione commerciale toscana non è una decisione ma una “valutazione”. La sede è “secondaria” e riguarda “alcune” strutture centrali. Non si dice quali, con quanti addetti, con quali poteri. Del polo tecnologico non si conoscono ancora la dimensione e le funzioni. Un centro di sviluppo che porta competenze e carriere è molto diverso da un presidio operativo che esegue lavoro deciso altrove. La storia bancaria italiana è piena di sedi rimaste nel nome mentre le decisioni si spostavano in altre città.
Poi c’è il lavoro. Le uscite, dice Messina, saranno volontarie e compensate da assunzioni di giovani. Ma la divisione delle filiali è già scritta: 635 a Intesa e 625 a Unipol, che ne avrebbe già individuate quattrocento. Dietro quei numeri ci sono sportelli, paesi, dipendenti, clienti abituati ad avere un interlocutore. L’antitrust deciderà se altre filiali dovranno essere cedute, e il territorio ha interesse a conoscere fin da ora i criteri.
Non si tratta di essere a favore o contro Intesa. Si tratta di serietà amministrativa. Un’offerta pubblica è regolata da un documento. Ciò che non entra in quel documento, o in un accordo firmato con le istituzioni locali e con la Fondazione, resta una promessa di buona volontà. È esposta ai cambi di vertice, di mercato, di priorità. Le dichiarazioni di un amministratore delegato, per quanto autorevoli, non vincolano chi verrà dopo di lui.
Il calendario rende la questione urgente. Tra il via libera della Consob e l’apertura delle adesioni restano poche settimane. In queste settimane Comune, Provincia, Regione e Fondazione dovrebbero chiedere che polo tecnologico, strutture centrali, direzione commerciale e livelli occupazionali siano scritti con numeri, scadenze e verifiche. A firmare dovrebbe essere anche Unipol, che riceverà una parte rilevante della rete.
Venerdì toccherà a Luigi Lovaglio presentare i conti del Monte e, presumibilmente, rispondere all’esito dell’assemblea. Ma per Siena, qualunque sia l’epilogo, la questione non cambia: la città non deve chiedere rassicurazioni, deve chiedere impegni. Le rassicurazioni si danno a chi si vuole convincere. Gli impegni si firmano con chi si rispetta.





