
Così la geotermia spinge il distretto dell’Amiata
4 Novembre 2026Le multe del Crastatone usate per attaccare il Comune: una polemica politica travestita da protesta
Un automobilista multato si arrabbia, ed è comprensibile. Scrive che la multa era ingiusta, che non c’erano cartelli, che non sapeva dove parcheggiare. È una reazione umana, e merita sempre una risposta. Il post che sta girando in questi giorni su Facebook, rimbalzando ben oltre i confini di Piancastagnaio, non dice nulla di tutto questo. Non contesta la sosta, non racconta un disservizio, non chiede spiegazioni. Afferma un’altra cosa: che il Comune sfrutterebbe il lavoro delle contrade per coprire i propri debiti. La multa è il pretesto, il bersaglio è l’amministrazione. Chiamarlo sfogo sarebbe ingenuo: è un messaggio politico, e come tale va letto.
Lo si capisce dalle parole scelte. Il tema dei debiti non ha alcun rapporto con un divieto di sosta, eppure è messo al centro, come se fosse un fatto acquisito che non serve dimostrare. È la tecnica più antica della polemica: legare un episodio piccolo e reale, due foglietti sul parabrezza, a un giudizio grande e indimostrato, i conti del Comune, lasciando che l’emozione del primo faccia passare il secondo. Chi legge vede la multa, sente la rabbia, e si porta a casa l’idea che il Comune sia in difficoltà e cerchi soldi dove può. Nessuno ha provato nulla, ma il sospetto è stato seminato.
Lo si capisce anche da chi viene tirato in ballo. Le contrade non hanno chiesto di essere difese, né hanno lamentato alcuno sfruttamento. Vengono usate come scudo morale: il loro lavoro gratuito, la loro generosità, il loro orgoglio diventano la cornice dentro cui collocare l’accusa, così che criticare il post sembri quasi mancare di rispetto a chi ha montato le cucine e servito ai tavoli. È un’operazione che divide ciò che a Piancastagnaio è sempre stato unito, la comunità che organizza le feste e l’istituzione che le sostiene, e la divide senza chiedere il permesso a nessuno dei due.
Poi ci sono i fatti, che il post ignora. Quei preavvisi non portano lo stemma del Comune di Piancastagnaio ma l’intestazione della Polizia Municipale dell’Unione dei Comuni Amiata Val d’Orcia, che gestisce il servizio in forma associata e opera secondo il codice della strada, non secondo ordini estemporanei di una giunta. E i proventi delle sanzioni stradali non sono denaro libero: la legge ne vincola una parte rilevante alla sicurezza delle strade, alla segnaletica, ai controlli. Immaginare che qualche preavviso da quarantadue euro, ventinove se pagato subito, possa servire a ripianare i conti di un ente pubblico significa non sapere come funziona un bilancio, oppure saperlo benissimo e contare sul fatto che chi legge non lo sappia.
C’è infine una ragione per cui durante le feste i divieti si fanno rispettare, e non ha niente a che vedere con i soldi. Il centro di Piancastagnaio è fatto di vie strette e accessi limitati, e nei giorni di festa lo attraversano migliaia di persone. Un’auto lasciata sul passaggio pedonale o davanti a uno sbocco può impedire il passaggio di un’ambulanza nel momento in cui serve. Chi ama davvero le feste delle contrade dovrebbe essere il primo a volere che restino sicure.
Questo non significa che l’accoglienza non si possa migliorare. Parcheggi segnalati prima, indicazioni chiare dalle strade d’accesso, navette, informazioni diffuse nei giorni precedenti: sono cose su cui lavorare, e chi arriva da fuori ha diritto di trovarle. Ma è una discussione che si fa con proposte, non con insinuazioni sui debiti. Chi vuole criticare l’amministrazione ha tutto il diritto di farlo, e anzi la democrazia di un piccolo paese vive anche di questo. Lo faccia però a viso aperto e sui contenuti, senza usare due multe e il lavoro delle contrade per far passare un giudizio che non ha il coraggio di argomentare.





