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15 Ottobre 2026Il convegno per i 25 anni dell’Unione Geotermica Italiana rilancia l’Amiata: nuovi impianti e recupero della CO2 a Piancastagnaio
Da Roma all’Amiata, il filo è quello del calore che sale dalla terra. Al convegno organizzato per i venticinque anni dell’Unione Geotermica Italiana, intitolato “L’energia del Pianeta per un futuro sostenibile – La Geotermia per la sicurezza ed indipendenza energetica europea” e promosso insieme al CNR e all’Università La Sapienza, la geotermia toscana è stata al centro dei lavori. Non come residuo di una stagione industriale, ma come una delle risorse su cui l’Europa può contare per arrivare alla decarbonizzazione entro il 2050 e per ridurre la propria dipendenza energetica dall’esterno.
Per il nostro territorio il convegno ha segnato qualcosa di più di una celebrazione: ha confermato una fase di rilancio. Enel Green Power ha illustrato i nuovi impianti potenzialmente realizzabili tra Monterotondo Marittimo e l’Amiata, sia sul versante grossetano sia su quello senese. Insieme agli impianti, si prevede lo sviluppo dei teleriscaldamenti geotermici, che rappresentano il modo più diretto con cui questa energia torna alle comunità che la ospitano. A Piancastagnaio la rete è in fase di ampliamento, mentre ad Arcidosso proseguono i lavori per realizzare il nuovo servizio. È il segno che la geotermia non si misura solo in megawatt immessi in rete, ma anche nelle case riscaldate, nei costi abbattuti per famiglie e imprese, nella qualità della vita dei paesi della montagna.
C’è poi un capitolo che riguarda in modo particolare Piancastagnaio e che dice molto della direzione in cui si può muovere l’economia della geotermia: il riutilizzo dell’anidride carbonica di origine naturale. Sta arrivando alle fasi conclusive il cantiere della Nippon Sanso Operations, che consentirà di recuperare circa centomila tonnellate l’anno di CO2 carbon free messe a disposizione da Enel Green Power. Si tratta di una quantità che potrebbe coprire intorno al trenta per cento del fabbisogno nazionale di CO2 pura, destinata soprattutto ai settori alimentare, delle bevande e farmaceutico. Quello che fino a ieri era considerato uno scarto da gestire diventa una materia prima. Così si apre la possibilità di costruire attorno alla risorsa geotermica una filiera produttiva vera, capace di generare lavoro e valore sul posto e non soltanto altrove.
Il presidente dell’UGI, Bruno Della Vedova, ha voluto che l’anniversario servisse non solo a ripercorrere la storia dell’associazione, ma anche a tracciare le linee d’azione dei prossimi venticinque anni, in coerenza con gli obiettivi del Green Deal europeo. Ha richiamato la caratteristica che distingue la geotermia dalle altre rinnovabili: è la più affidabile e continua, perché non dipende dal sole o dal vento, né dall’alternarsi del giorno e della notte. Le nuove tecnologie, ha aggiunto, permetteranno di valorizzare risorse finora considerate inutilizzabili e di aumentare il contributo della fonte alla domanda di energia termica ed elettrica.
Enel Green Power è intervenuta in diversi panel con Luca Rossini, responsabile di Geotermia Italia, Francesco Lazzeri, responsabile dell’esercizio degli impianti geotermici, e Massimo Luchini, di Enel Geothermal Innovation. Gli interventi hanno toccato le prospettive di sviluppo in Toscana e in Italia, la centrale cilena di Cerro Pabellón e il progetto SHiFT, a conferma dell’impegno internazionale del gruppo guidato da Flavio Cattaneo sulla cosiddetta geotermia supercalda. Il progetto, guidato da Reykjavík Energy e finanziato da Horizon Europe con dieci milioni su un investimento complessivo di ventotto, coinvolge diciassette partner europei. L’obiettivo è sviluppare tecnologie per utilizzare fluidi geotermici oltre i quattrocento gradi, attraverso pozzi più profondi e più performanti. È una frontiera che può cambiare la scala stessa della risorsa, e che riguarda direttamente territori come il nostro, dove la geotermia è storia, paesaggio e futuro insieme.
Il messaggio che arriva da Roma è dunque chiaro. La geotermia amiatina ha davanti una nuova stagione, e la sfida per le comunità locali è fare in modo che questa stagione lasci sul territorio più di quanto prenda: reti di calore, imprese, competenze, una filiera che trasformi una risorsa naturale in sviluppo condiviso.





