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Chiamiamo le cose con il loro nome. Quella sul PalaOrlandi non è una scelta di politica sportiva, è il tentativo di scaricare sulle casse comunali i debiti di un ente privato. Il Ricreatorio Pio II ha circa un milione e novecentomila euro di passivo, e un ex sindaco che ha letto le carte parla di gestione in default. L’ente si è rivolto al Comune per essere salvato e la sindaca Fabio si è messa a studiare il modo di farlo. Questo è il punto di partenza, e tutto il resto viene dopo.
Il metodo è stato coerente con la sostanza. L’operazione è stata infilata nel Dup e presentata alla maggioranza pochi giorni prima del voto, come una pratica da ratificare. Quando i consiglieri si sono ribellati, la si è tolta dal documento senza abbandonarla, e ora la si vuole far rientrare dalla commissione sport. È il metodo di chi decide prima e cerca i voti dopo. Il giornale lo chiama tentativo di ricucire. È più corretto chiamarlo insistenza.
Ancora più grave è il silenzio su chi dovrebbe pagare. Il Ricreatorio è diventato ente del terzo settore anche per le agevolazioni fiscali, e intanto la curia ha ridotto il proprio impegno economico. La Chiesa senese si alleggerisce, il buco resta, e la soluzione individuata è il bilancio pubblico. Il presidente don Gabbricci non commenta. Ma chi chiede soldi alla comunità ha il dovere di parlare. Non è stata resa pubblica la relazione di missione, non si conosce una stima indipendente dell’immobile e nessuno ha detto chi siano i creditori. Si chiede al Consiglio di comprare a scatola chiusa.
Gli argomenti a favore sono deboli. È vero che mancano impianti sportivi, ma allora dov’è il piano? Nessuno ha presentato un censimento degli impianti, un’analisi del fabbisogno o una valutazione delle alternative. Quanto agli appartamenti affittati, non sono una rendita: sono un onere di manutenzione e gestione che il Comune si porterebbe dietro per decenni.
Il centrosinistra non fa una figura migliore. Attacca l’operazione mentre tra i suoi possibili candidati sindaco figura Massimo Bianchi, consigliere ed ex vicepresidente proprio del Ricreatorio. Chi si propone di governare Siena deve dire subito se è favorevole o contrario a salvare con denaro pubblico l’ente in cui siede. Finché tace, l’opposizione non è credibile.
Poi c’è la miseria della “senesità”. Sostenere che un senese vero, nato sulle lastre, non possa opporsi all’acquisto è un argomento da tribù, non da città. È il provincialismo che ha accompagnato ogni disastro senese, convinto che l’appartenenza esenti dal rendere conto. Iantorno ha ragione a denunciarlo, ma il suo “si facciano avanti i privati” è una scorciatoia che evita la domanda vera.
Siena ha già visto dove portano le decisioni prese tra pochi, coperte dall’appartenenza e sottratte ai numeri: il Monte dei Paschi ne è la prova. Il PalaOrlandi è una vicenda infinitamente più piccola, ma il riflesso è lo stesso. Prima di parlarne ancora, la sindaca porti le carte in Consiglio, e la curia dica cosa intende fare per l’ente che le appartiene.





