
RASSEGNA STAMPA — PROVINCIA DI SIENA
28 Maggio 2026
Michelotti applaude se stesso
28 Maggio 2026Il “Modello Siena” del Partito del Bollore: dati veri, domande giuste, qualche risposta troppo facile
C’è qualcosa di insolito, nel panorama della comunicazione politica senese, nel vedere un’analisi di bilancio comunale trasformata in un carosello Instagram da sedici slide, con grafica curata, dati normalizzati per abitante e un confronto benchmark con cinque città italiane. Il Partito del Bollore lo ha fatto, e il risultato merita attenzione — non solo per apprezzarlo, ma per leggerlo con occhi critici.
I dati sono reali. Provengono dai Rendiconti di Gestione 2025 dei Comuni di Siena, Arezzo, Lucca, Perugia, Ferrara e Treviso. La metodologia è dichiarata e ragionevole: aggregazione per macrovoci omogenee, calcolo del peso percentuale sul totale, valore per abitante come unità di misura comparabile. Non è il solito comunicato stampa dell’opposizione. È un lavoro fatto, e va riconosciuto.
Eppure, proprio perché il lavoro è fatto bene, vale la pena discuterne le premesse non dette — quelle che orientano la lettura dei numeri prima ancora che i numeri compaiano.
Il benchmark che non regge
Siena ha 52.833 abitanti. È il capoluogo di provincia più piccolo d’Italia in termini demografici, e gestisce funzioni istituzionali, patrimoniali e culturali da città di rango ben superiore. L’università, il policlinico, Santa Maria della Scala, i Musei Civici, il centro storico dichiarato Patrimonio UNESCO: sono strutture e responsabilità che si distribuiscono su una base demografica irrisoria. Confrontare la spesa per abitante di Siena con quella di Treviso — che ha oltre 270mila abitanti — o di Perugia, che ne ha 160mila, senza questa premessa, non è analisi neutra. È una scelta che produce automaticamente anomalie dove ci sono invece specificità.
La “macchina amministrativa” che assorbe €743 per abitante — dato presentato come il più scandaloso del carosello, quasi il triplo di Arezzo — include costi fissi che in una città di quella dimensione istituzionale si distribuiscono necessariamente su pochi. Se quegli stessi costi fossero spalmati sulla popolazione reale che usa quotidianamente i servizi senesi — residenti, pendolari, studenti universitari fuori sede, turisti — il numero cambierebbe radicalmente. Ma quella non è la contabilità comunale, e il carosello lo sa.
Le multe: il dato più suggestivo, la lettura più forzata
€258 per abitante in multe e sanzioni: Siena stacca tutte le altre città benchmark, 2,6 volte Arezzo e Lucca, 4,4 volte Perugia. Il dato è reale e meriterebbe una discussione seria sulla politica della mobilità urbana. Ma presentarlo come indice di un “modello fiscale oppressivo” richiede di dimenticare che Siena ha un centro storico pedonalizzato di dimensioni sproporzionate rispetto alla sua popolazione residente, attraversato ogni anno da milioni di visitatori. Le sanzioni al codice della strada vengono conteggiate per abitante residente: ma chi le paga, in larga parte, sono automobilisti di passaggio, turisti, pendolari. Il dato è anomalo; la sua lettura come sintomo di oppressione del cittadino è una scelta narrativa, non una conclusione analitica.
Cultura e turismo: la vocazione presentata come colpa
Il carosello segnala come anomalia critica la spesa senese in cultura (€196 per abitante) e turismo (€101 per abitante), nettamente superiori ai benchmark. Lucca spende €157 per abitante in cultura, pur avendo il Summer Festival e il Lucca Comics; Siena ha il Palio, Santa Maria della Scala, una stagione musicale, un sistema museale civico che è insieme identità e attrattore. Che una città con questa vocazione storica spenda di più in cultura non è una distorsione: è una scelta che può essere discussa, ma non può essere presentata come autoevidente anomalia senza chiedersi cosa significherebbe rinunciarvi.
Il sociale: qui sì, la critica regge
C’è un punto in cui l’analisi del Bollore tocca qualcosa di reale e serio: la spesa sociale. €156 per abitante, meno del 7% delle uscite totali, ultima tra tutte le città benchmark. Questo dato merita una risposta che non sia difensiva. Andrebbe verificato quanta parte del welfare senese transita attraverso canali esterni al bilancio comunale diretto — la ASL, la Società della Salute, le convenzioni con il privato sociale — ma la questione rimane aperta e urgente. Una città che spende moltissimo in turismo e amministrazione, e poco in servizi alla persona, ha un profilo che interroga le priorità politiche reali, al di là delle dichiarazioni.
La domanda finale: legittima come politica, non come analisi
Il carosello si chiude chiedendo: “Il ‘Modello Siena’ sta creando una città migliore oppure soltanto una città più costosa?” È una domanda politica legittima — anzi, necessaria. Ma viene presentata come se i dati la implicassero necessariamente, come se la risposta fosse già scritta nei numeri. Non è così. I numeri mostrano una città con una struttura di costo anomala rispetto alla sua taglia demografica. Questo può essere il risultato di cattiva gestione, di sprechi, di una burocrazia autoreferenziale. Può anche essere il risultato di una vocazione storica e istituzionale che nessun benchmark tra città ordinarie riesce davvero a misurare.
Il merito del Partito del Bollore è di aver posto le domande con strumenti migliori del solito. Il limite è di aver già deciso le risposte prima di finire l’analisi.




