
Fonti Jazz Festival, la terza edizione consacra Piancastagnaio come casa del jazz sull’Amiata
20 Giugno 2026
Il nome scoperto
20 Giugno 2026Fonti Jazz Festival a Piancastagnaio «L’idea è diventata una storia»
La terza edizione che consacra questo appuntamento ormai imperdibile per il pubblico dell’Amiata
SIENA
Dall’eleganza di voce e piano di Jany McPherson (foto) alla caratura internazionale di Enrico Pieranunzi, all’omaggio di Emanuele Marsico a Pino Daniele, all’originalità di «Sea Shell – Musica per conchiglie» di Mauro Ottolini, ecco la terza edizione di Fonti Jazz Festival che si svolgerà a Piancastagnaio dal 27 al 30 agosto, nella sede alle Fonti di Borgo. Interessante il contesto e l’approccio ad una musica che definirla jazz è quanto mai limitante. Oggi le contaminazioni sono il sale di calendari curiosi e attenti come questo. «Non era affatto scontato – spiega l’Assessore alla Cultura Pierluigi Piccini – far nascere e far durare un Festival jazz di questo livello in un paese dell’Amiata, lontano dai grandi circuiti e dalle facili scorciatoie. Abbiamo scelto di investire sulla qualità, sulla ricerca e sulla forza evocativa dei luoghi. Oggi possiamo dire che questa scelta ha trovato un pubblico attento e appassionato». Un calendario che può richiamare da molto vicino e da assai lontano. Cominciare con la voce e il piano di Jany McPherson (27 agosto). Valeria Pinzi (Associazione Culturale Contro(il)Tempo), alla direzione artistica afferma che «Si va dall’inconfondibile stile ritmico cubano di Jany McPherson a una vera e propria icona del jazz internazionale come Enrico Pieranunzi – in trio con il contrabbassista danese Thomas Fonnesbaek e con il batterista senese Francesco Petreni – per poi passare al blues napoletano di Pino Daniele, interpretato dal power trio di Emanuele Marsico. Nella serata conclusiva del festival offriremo un concerto per conchiglie – Seashell – eseguito, in esclusiva per Fonti Jazz, da una formazione inedita che unisce Mauro Ottolini e il suo Trio Osaki e il polistrumentista Vincenzo Vasi».
Massimo Biliorsi





