
Tucci contro Tucci. L’intervista che si processa da sola
10 Luglio 2026di pierluigi piccini
La malattia dell’ostrica è una domanda semplice, quasi da genitore preoccupato: perché gli scrittori che amiamo stavano quasi tutti malissimo? Claudio Morici — scrittore lui stesso, e con un figlio che comincia a scrivere — si è messo a leggere le loro biografie e ha avuto un piccolo colpo al cuore: sono quasi tutti finiti male. Suicidi, manicomi, alcol, amori disastrosi. E allora si chiede: questi libri li faccio leggere a mio figlio o glieli nascondo?
Il titolo dice tutto, con un’immagine facile da tenere in mente. La perla, quella cosa preziosa che mettiamo al collo, l’ostrica non la fabbrica per bellezza: la produce perché le è entrato dentro qualcosa che le dà fastidio. È la sua reazione a un dolore. Noi guardiamo la perla e ci dimentichiamo la malattia che c’è sotto. Con i libri facciamo lo stesso: ammiriamo l’opera e non pensiamo a cosa è costata a chi l’ha scritta.
Prendiamo un nome che tutti conoscono: Alda Merini. La ricordiamo come la poetessa dei Navigli, la signora con le sigarette e le poesie d’amore. Belle perle. Ma dietro c’è una vita durissima — anni in manicomio, elettroshock, le figlie portate via. Eppure — e qui sta il bello, ed è la cosa che Morici ci fa capire senza prediche — lei scriveva già da ragazzina, prima di tutto quel dolore. La poesia non è nata dalla malattia: è stata quello che l’ha tenuta viva dentro la malattia. La scrittura come modo per non affogare. Ecco la perla vista dal lato giusto.
Ed è questo che rende lo spettacolo leggero anche quando parla di cose pesanti: Morici non fa la lezione sui poeti maledetti, la racconta con ironia, da padre spaventato, e alla fine arriva a una conclusione consolante — i libri, più che rovinarci, ci salvano la vita. Anche a chi li legge. Si ride, e si esce con la voglia di riprendere in mano un libro.





