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4 Novembre 2026Armi che decidono da sole chi uccidere: a novembre l’Onu sceglie se avviare un trattato sui sistemi autonomi letali
Avvenire ha sintetizzato il paradosso con un’immagine efficace: il latte è regolato più dell’intelligenza artificiale applicata alla guerra. Esistono norme dettagliate sulla filiera alimentare. Non esiste invece una norma internazionale vincolante sulle armi capaci di individuare un bersaglio umano e colpirlo senza che una persona prenda la decisione finale. Dal 16 al 20 novembre, a Ginevra, la Settima Conferenza di riesame della Convenzione su certe armi convenzionali dovrà decidere se aprire finalmente un negoziato per un trattato.
La discussione va avanti da più di dieci anni. In questo periodo la tecnologia è passata dai laboratori ai campi di battaglia. Diversi Paesi sviluppano e impiegano già sistemi che selezionano obiettivi e usano la forza senza intervento umano. Le guerre in corso, dall’Ucraina al Medio Oriente, hanno accelerato l’uso di droni sempre più autonomi. La diplomazia invece è andata avanti lentamente. Qualche mese fa il Gruppo di esperti governativi ha fatto un primo passo concreto: 128 Stati aderenti alla Convenzione hanno concordato un testo che definisce i sistemi d’arma autonomi letali. È la base minima su cui costruire qualsiasi regola, perché non si può vietare o limitare ciò che non si è prima definito.
Le campagne della società civile hanno giudicato quel testo insufficiente. Dicono che è stato annacquato all’ultimo momento proprio dagli Stati che non vogliono vincoli. Sulla posizione dei vari Paesi i fronti sono chiari: Stati Uniti, Russia, India e Israele sono tra i principali oppositori di un negoziato, mentre Brasile, Irlanda e Norvegia guidano la spinta per aprirlo. Nella Convenzione si decide per consenso, quindi anche pochi Stati possono bloccare tutto. Per questo cresce l’ipotesi che, in caso di stallo, il negoziato si sposti fuori da Ginevra, come accadde per le mine antiuomo e le munizioni a grappolo.
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e la presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, Mirjana Spoljaric Egger, hanno rinnovato il loro appello comune. Avevano indicato il 2026 come termine per arrivare a uno strumento giuridicamente vincolante, e considerano la conferenza di novembre la strada più chiara per arrivarci. La loro richiesta si basa su due punti: vietare le armi autonome progettate per colpire esseri umani e garantire un controllo umano significativo su ogni decisione che riguarda l’uso della forza. È la linea rossa morale di cui parlano da anni. Una macchina non può portare la responsabilità di una morte, perché la responsabilità presuppone qualcuno che possa risponderne.
Di recente nel dibattito è entrato anche il mondo della finanza. Nel settembre 2025 un gruppo di investitori istituzionali, insieme alla campagna Stop Killer Robots ed Etica Sgr, ha firmato una dichiarazione che inquadra queste armi anche come rischio finanziario. Senza norme, spiegano, chi investe nelle aziende del settore si espone a rischi legali, reputazionali e operativi. È un cambio di prospettiva importante: la questione non riguarda più soltanto l’etica, ma anche la stabilità di chi finanzia l’innovazione.
La posta in gioco riguarda il rapporto tra tecnica e decisione. Ogni ordinamento giuridico si fonda sull’idea che dietro un atto ci sia qualcuno che ne risponde. Un’arma che sceglie da sola rompe questo legame e rende la violenza anonima, senza autore. Se a Ginevra non si aprirà il negoziato, la regola la stabilirà comunque il fatto compiuto, cioè la diffusione di queste armi prima che esista qualsiasi limite.





