
. The Allman Brothers Band,
28 Luglio 2026
Sul fronte interno la settimana si apre nel segno di una tensione che non è soltanto meteorologica, anche se il caldo di questi giorni — con l’ennesima ondata africana che non concede tregua — fa da basso continuo a tutto il resto. In Val di Susa le proteste No Tav sono degenerate in scontri, tanto che la premier si è recata di persona sui luoghi della guerriglia parlando di «violenza organizzata», mentre l’opposizione l’accusa di strumentalizzare i fatti. È il consueto teatro in cui una grande opera contesa diventa il pretesto per un regolamento di conti simbolico fra Stato e territorio: tema che, a chi conosce da vicino le dinamiche delle infrastrutture di valle, dice più di quanto la cronaca lasci intendere.
Sul piano economico il governo si muove sul carovita più immediato, quello che si tocca alla pompa. È in arrivo uno sconto sul gasolio da diciassette centesimi valido fino al 6 agosto, con Forza Italia e Lega in rotta di collisione sull’ipotesi di aumentare le accise sul tabacco per finanziarlo. L’esecutivo valuta di utilizzare l’extragettito Iva per calmierare i prezzi, con un decreto atteso entro i primi di agosto: la solita partita delle accise mobili, dove ciò che si concede su un versante va recuperato sull’altro. Sul piano industriale pesa invece una decisione che riapre una ferita antica: la Corte d’appello di Milano ha stabilito che lo stabilimento ex Ilva, per l’eccesso di amianto e polveri sottili, va chiuso entro novanta giorni, e il governo si orienta verso un decreto legge. È il nodo irrisolto di sempre, il conflitto fra salute e lavoro che nessuna formula giuridica ha finora sciolto.
Alzando lo sguardo, il quadro internazionale è dominato da due grandi fuochi, uno letterale e uno diplomatico. La penisola iberica è flagellata dagli incendi più vasti della sua storia, e le fiamme non risparmiano la Francia meridionale, dove il presidente ha avvertito che «ci aspettano giorni difficili»; l’Organizzazione mondiale della sanità segnala un aumento marcato dei roghi in Europa e del loro costo umano. Il Mediterraneo che brucia non è più notizia stagionale ma condizione strutturale, e ci riguarda molto da vicino.
L’altro fuoco è quello che si sta cercando di spegnere con la parola. Dopo la guerra fra Stati Uniti e Iran, la tregua regge per il terzo giorno e il presidente americano si dice ottimista sulla possibilità di un’intesa di pace negoziata; proprio in queste ore il premier israeliano incontra Trump alla Casa Bianca, il primo faccia a faccia dall’inizio del conflitto. Attorno, la trama minore ma non trascurabile degli attentati europei — a Parigi un uomo ha ferito a coltellate tre donne, una delle quali incinta — e le violenze che attraversano l’Occidente, dalla sparatoria di massa a un festival di Seattle all’auto lanciata sulla folla del Pride di Berlino. Sono i segni di una stagione in cui la conflittualità sembra essersi fatta pulviscolo, diffusa e imprevedibile.





