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Tutto continua a passare da un braccio di mare largo poche decine di chilometri. La campagna americana contro l’Iran è arrivata alla tredicesima notte consecutiva di attacchi, e mentre si bombarda si continua a trattare: Teheran ha respinto l’ultima proposta di cessate il fuoco recapitata dal primo ministro iracheno al-Zaidi, formulata a Washington dopo il suo incontro con Trump all’inizio del mese. Le sirene sono tornate a suonare in Bahrein e i Paesi del Golfo restano sotto tiro nello scambio di colpi innescato dal controllo di Hormuz. L’agenzia europea per la sicurezza aerea ha sconsigliato i voli sullo spazio aereo giordano, aggiungendolo a una lista che comprende ormai mezza regione, e il segretario generale delle Nazioni Unite ha parlato di una situazione che sta sfuggendo di mano, invitando a fermarsi. Sullo sfondo, la minaccia degli Houthi di bloccare anche Bab al-Mandeb, cioè l’alternativa allo stretto.
L’effetto immediato è il prezzo. Il greggio ha superato i cento dollari al barile per la prima volta da maggio, e la Banca centrale europea, riunita ieri, non ha sorpreso nessuno: tassi fermi, con l’allarme energia che torna a dominare i mercati. Le borse europee hanno chiuso in calo, appesantite dal lusso, dal tecnologico e dalle banche, mentre petrolio e gas correvano e riaffioravano i timori di una nuova spinta inflazionistica; a Piazza Affari hanno tenuto quasi soltanto i petroliferi. Il quadro di fondo, nelle ultime stime di Via Nazionale, resta quello di un’inflazione risalita al 3 per cento nel secondo trimestre, con l’impatto dei rincari mediorientali finora contenuto sulle bollette. Contenuto, appunto: finché lo stretto regge.
Sul fronte orientale si muove qualcosa, ma per ora sono parole. A Manila il segretario di Stato americano ha incontrato il ministro degli Esteri russo: mezz’ora abbondante di colloquio, al termine del quale Mosca ha fatto sapere di essere pronta a chiudere il conflitto per via diplomatica. Nella stessa notte i droni ucraini hanno colpito obiettivi in più regioni russe, con un vasto incendio in una raffineria nell’oblast di Ul’janovsk. I negoziati restano di fatto congelati da febbraio, cioè da quando Washington ha cominciato a bombardare l’Iran: è l’esempio più nitido di come una guerra ne sospenda un’altra. Intanto Bruxelles ha chiuso il suo capitolo: i Ventisette hanno dato il via libera formale al ventunesimo pacchetto di sanzioni, con misure su banche ed energia e 218 sanzioni individuali, e con la proroga di dodici mesi del tetto al prezzo del greggio russo, fissato a 44,10 dollari. Sempre a Bruxelles è arrivato l’ok definitivo al regolamento che consente ai fornitori di servizi online di riprendere l’individuazione e la rimozione volontaria del materiale pedopornografico.
In Italia la giornata politica ruota attorno a due nodi, entrambi di metodo prima che di merito. Il primo è la norma approvata dal Consiglio dei ministri sull’imputabilità: la soglia scende a quattordici anni, con il commento della presidente del Consiglio — chi sbaglia paga — e l’accusa delle opposizioni di fare propaganda e repressione. Il testo prevede anche la possibilità per la polizia locale di procedere al fermo preventivo, mentre il guardasigilli precisa che l’età non è stata abbassata ma soltanto presunta: distinzione lessicale che meriterebbe più attenzione di quanta ne riceverà. Il secondo nodo riguarda le chat: la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha negato alla Procura di Roma l’acquisizione dei messaggi tra l’ex sottosegretario alla Giustizia e il suo socio nella vicenda della “Bisteccheria”, atti che per i magistrati sono indispensabili in un procedimento per intestazione fittizia di beni e riciclaggio. La parola passa all’Aula il 30 luglio, e nel frattempo i banchi del governo sono stati occupati con i cartelli “fuori le chat”.
Resta sullo sfondo la riforma elettorale, approvata alla Camera in prima lettura il 16 luglio con 217 voti a scrutinio segreto: al Senato entrerà nel vivo soltanto a settembre, con la premier che continua a insistere sulle preferenze. Sul piano delle competenze regionali, l’Emilia-Romagna ha approvato la legge sul suicidio medicalmente assistito, in attuazione delle pronunce della Corte costituzionale — ennesima conferma che, in assenza di legge nazionale, la supplenza territoriale diventa la regola.
Infine, la nota che vale più di molte cronache: gli auguri bipartisan per gli ottantacinque anni del Capo dello Stato, con il telegramma del Papa che ringrazia il presidente per l’attenzione con cui accompagna la vita ecclesiale e sociale del Paese. In una settimana in cui il Parlamento discute se consegnare o meno delle chat a un pubblico ministero, la parola “garante” torna a pesare per quello che significa davvero.





