
“Wow” — l’università arriva ultima, e non lo sa
26 Febbraio 2026
Giovedì 26 febbraio alle ore 21, alla saletta comunale, con invito formale al gruppo consiliare di minoranza “Oltre il Ponte”
26 Febbraio 2026di Pierluigi Piccini
Come ex sindaco di Siena posso dirlo con serenità: nel Palio la tutela degli equini non è un elemento accessorio, è la condizione stessa perché la festa esista. Questo non è avvenuto per caso, ma attraverso un percorso lungo, fatto di norme più rigorose, controlli veterinari sistematici, interventi tecnici sul tracciato, protocolli sanitari ripetuti, verifiche sull’addestramento e monitoraggi che proseguono ben oltre i giorni della corsa.
Si è costruito nel tempo un sistema che mette il cavallo al centro, non come mezzo ma come soggetto da proteggere. È un lavoro continuo, che riguarda ciò che accade in Piazza ma anche ciò che avviene fuori dal perimetro della festa: nelle stalle, nelle visite, nella tracciabilità, nelle verifiche successive.
Anche nel Palio di Piancastagnaio, seppure in un contesto diverso per dimensioni e struttura, vale lo stesso principio. Anche in questo caso non si è di fronte a improvvisazione o leggerezza organizzativa, ma a una manifestazione regolata, con presidi sanitari, responsabilità chiare e un’attenzione crescente alla sicurezza. Le scale cambiano, l’impostazione no.
Il dibattito pubblico che si vorrebbe introdurre su impulso dell’onorevole Brambilla tende invece a dividersi in due fronti: da una parte chi rivendica il monopolio dell’amore per gli animali, dall’altra chi verrebbe dipinto come indifferente o interessato a un uso strumentale del cavallo. È una rappresentazione che non corrisponde alla realtà.
L’accostamento con il divieto di vendita della carne equina è significativo proprio perché suggerisce, anche simbolicamente, un’idea di consumo. Ma nelle manifestazioni storiche regolamentate non c’è consumo, né materiale né simbolico. C’è una relazione complessa, sottoposta a regole pubbliche e a responsabilità precise.
Questo non significa sottrarsi al confronto. Significa però partire dai fatti: negli ultimi decenni gli standard di tutela sono cresciuti in modo evidente, e basterebbe mettere in fila gli interventi realizzati, dentro e fuori il perimetro della festa, per capire che la contrapposizione ideologica è una scorciatoia.
C’è poi un elemento che non può essere ignorato. Il Governo è già intervenuto recentemente sulla materia del benessere animale, aggiornando il quadro normativo e rafforzando le tutele. Non siamo di fronte a un vuoto legislativo né a un’assenza di strumenti.
Per questo iniziative estemporanee o dichiarazioni ad effetto rischiano di trasformarsi in operazioni simboliche più che in contributi concreti. Quando esiste già un impianto normativo e quando i territori hanno dimostrato di saper lavorare seriamente sulla tutela, le “pierinate” lasciano il tempo che trovano.
Sul tema della tutela degli equini servono fatti, non slogan. La tutela si costruisce con regole, controlli, responsabilità e lavoro continuo. E su questo terreno, i fatti parlano da soli.





