
Dall’Iran all’orchestrina di Sanremo
1 Marzo 2026di Pierluigi Piccini
A Siena si sta discutendo di modificare lo statuto della Fondazione Monte dei Paschi proprio mentre si apre la partita per il nuovo presidente. È questo il punto politico vero emerso nella riunione della Deputazione.
Una parte delle modifiche è tecnica e inevitabile. Il Ministero dell’Economia ha chiesto alcuni adeguamenti agli statuti delle fondazioni bancarie per allinearli alle regole nazionali di governance. Nulla di anomalo.
Il problema nasce con le altre modifiche, quelle definite – non a caso – di “opportunità”. L’ipotesi sarebbe quella di rimuovere alcuni vincoli sull’eleggibilità di determinati profili negli organi della Fondazione. Tradotto: allargare la platea di chi può essere nominato.
È difficile non leggere questa proposta dentro la partita che si sta aprendo sulla presidenza. Il mandato di Carlo Rossi sta terminando e, a quanto risulta, nessun candidato avrebbe oggi i numeri necessari per essere eletto. In una Deputazione composta da quattordici membri serve una maggioranza qualificata, e quella maggioranza al momento non si vede.
In questo contesto cambiare lo statuto rischia di assumere un significato preciso: modificare le regole mentre si decide chi guiderà l’istituzione.
Per questo alcuni membri hanno chiesto tempo per una valutazione più approfondita. Non si tratta di una formalità. Le regole di eleggibilità definiscono gli equilibri della Fondazione e la sua autonomia rispetto alla politica.
La Fondazione non è più il centro di potere economico che Siena ha conosciuto in passato, ma resta un’istituzione decisiva per la vita culturale e sociale del territorio. Proprio per questo la sua governance dovrebbe essere il più possibile chiara e stabile.
Cambiare le regole è sempre possibile. Farlo nel momento in cui si decide il vertice richiede però una cautela che, in queste ore, qualcuno sembra avere fretta di superare.





