
La Llorona – Carmen Goett
4 Giugno 2026
Il posto era vuoto da ottobre. La sindaca Fabio lo ha lasciato scoperto otto mesi, poi ha nominato Fiamma Cardini dicendo che Siena ne ha bisogno «oggi più che mai». Prima incongruenza: se l’urgenza è oggi, perché otto mesi? E se la città ha retto otto mesi, dove sta l’emergenza? La fretta dichiarata serve a coprire una scelta che di urgente non ha nulla.
Cardini veniva dalla Deputazione Generale della Fondazione Mps, l’ente che ha foraggiato mezza città. Lo statuto chiede a chi la lascia di non assumere incarichi politici per un anno: lo chiama «impegno morale». Alla regola si risponde che «non è giuridicamente vincolante». Ma l’impegno morale esiste proprio per ciò che la legge non punisce: dire «non è legge» non lo smonta, lo conferma. È un impegno che non impegna — esibito quando conviene, dimenticato quando pesa.
Quel seggio, per giunta, era di nomina ministeriale: l’occhio esterno messo a fare da contrappeso al campanile. Farlo scivolare in giunta capovolge la sua ragione d’essere — il garante diventa parte governata. E a chi obietta si risponde che «si è già fatto»: nel 2023 Manganelli era passato dalla Fondazione a capo di gabinetto. Ma un precedente identico non assolve, aggrava: due volte non è un incidente, è una prassi.
Poi c’è l’altra Siena. Cardini è stata Priore dell’Aquila e nel Magistrato delle Contrade negli anni in cui Fabio ne era Rettore: lì si sono conosciute. La nomina, dice la sindaca, «si basa su un rapporto di piena fiducia personale». Un ufficio pubblico giustificato in pubblico con un legame privato — e proprio le deleghe che esigerebbero più imparzialità, sicurezza e polizia locale, fondate sul più personale dei vincoli. Prima divise tra più mani, ora tutte su una sola.
Le due cose sono una. Fondazione e Palio sono i serbatoi da cui Siena attinge la sua classe dirigente: il primo dà la veste istituzionale, il secondo il legame di fiducia. Una nomina che pesca da entrambi mostra come la città riproduce il proprio ceto — per appartenenza, non per mandato — sospendendo le regole che si è data da sé.
Il problema non è Cardini, il cui profilo regge benissimo. È il criterio enunciato ad alta voce e la disinvoltura con cui si scioglie una regola. A Siena le cose, di solito, non si dicono: si fanno. Stavolta si è anche detto. Ed è l’unica nota di chiarezza in tutta la vicenda.




