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David Rossi, la verità che Siena non ha ancora trovato
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L’approvazione della relazione intermedia della Commissione parlamentare sulla morte di David Rossi ha un dato che merita attenzione separata: PD e AVS non hanno votato.
Non si tratta di un dettaglio procedurale. In una Commissione bicamerale d’inchiesta, l’assenza dalla votazione è una posizione. Dice qualcosa — anche quando, o forse soprattutto quando, non viene spiegata pubblicamente con chiarezza.
La posizione ricorrente delle minoranze nei lavori della Commissione è stata di ordine metodologico: il rischio di una sovrapposizione tra accertamento parlamentare e percorso giudiziario. È una riserva legittima, che ha una sua logica istituzionale. Ma se la riserva è davvero solo di principio, la forma coerente di quella posizione sarebbe stata produrre una relazione di minoranza. Qualcosa che argomentasse: ecco perché questi elementi probatori non ci convincono, ecco perché il percorso corretto è esclusivamente quello giudiziario, ecco la nostra lettura alternativa degli atti.
Non averla prodotta trasforma una posizione di principio in una semplice assenza.
C’è anche un contesto che sarebbe disonesto ignorare del tutto. Siena, MPS, la Fondazione: per decenni sono stati territori in cui il centrosinistra ha esercitato responsabilità di governo dirette. Non è un’accusa — è una geografia politica che esiste, e che inevitabilmente pesa quando si tratta di stabilire quanto si vuole che certe domande trovino risposta.
La conclusione che esclude il suicidio e orienta verso l’omicidio porta così solo le firme della maggioranza. Un risultato che non aiuta la verità.
In uno Stato di diritto, anche le assenze hanno un peso.





