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11 Marzo 2026
Una bretella e un nastro
11 Marzo 2026Il Siena Jazz tutto cominciò da qui
C’è un nome inciso ora sulla soglia del Siena Jazz, alla Fortezza Medicea. È quello di Franco Caroni, il fondatore scomparso nel gennaio del 2024 dell’istituzione che ha trasformato Siena in una delle capitali mondiali della musica jazz. La targa inaugurata nei giorni scorsi non è un gesto commemorativo di routine: è un atto di riconoscimento che parla anche del presente e del futuro di un’accademia che oggi conta tra le prime al mondo nel suo settore.
La cerimonia ha riunito docenti, studenti, vertici dell’associazione, il vicesindaco e la famiglia Caroni. Il presidente Massimo Mazzini ha ricordato come Caroni non fosse soltanto un musicista o un organizzatore: era un visionario che aveva immaginato qualcosa che non esisteva — un luogo dove il jazz potesse essere studiato, trasmesso e vissuto come disciplina seria, a livelli di eccellenza internazionale. Fu lui a promuovere quella ricostituzione del 1991 che trasformò l’istituzione in un soggetto misto pubblico-privato, radicandola nella vita civica della città. Fu lui a costruire i presupposti per il decreto ministeriale del 2011 che consentì al Siena Jazz di conferire il diploma accademico, e per quello del 2018 che aggiunse il diploma biennale di specializzazione.
Il direttore artistico Roberto Bazzani lo ha definito “un sognatore concreto”: uno che aveva visioni coraggiose ma le inseguiva con rigore, senza oscillare. L’arte — ha aggiunto — è presidio di libertà di espressione, e il jazz la incarna con perfezione: una musica che per sua natura resiste all’ossessione del controllo. Siena può vantarsi di avere due istituzioni di riferimento mondiale, la Chigiana e il Siena Jazz. Non è poco.
Visibilmente commossa, la direttrice artistica Silvia Bolognesi ha ricordato quanto Siena Jazz sia stato — e continui a essere — un viaggio nella diversità: generazioni di musicisti formati qui che oggi insegnano e suonano in ogni parte del mondo. Il prossimo anno l’accademia compirà cinquant’anni dalla sua prima idea. Mezzo secolo in cui molte cose sono cambiate, ma una certezza è rimasta: fare musica a Siena è possibile, ed è possibile farlo bene.
La targa all’ingresso non è un punto d’arrivo. È una promessa rinnovata — a chi entra oggi per la prima volta, a chi torna, a chi non c’è più.





