Allora, io non la farei più lunga di quello che è, ma questo è quello che è: al mattino una persona si sveglia, va su internet e dà un’occhiata alle notizie. Questa persona si è dimenticata di fare il pieno alla macchina e viene a conoscenza dell’esistenza di un posto chiamato Stretto di Hormuz pieno di mine, legge che la Gran Bretagna ha deciso di sostituire Winston Churchill con tipo una lontra sulle banconote, questa persona vede che siamo a tanto così dalla terza guerra mondiale, e pensa che per fortuna sta in Italia, Giorgia Meloni dice che non siamo in guerra, al governo avranno capito che la situazione è grave, che bisogna tenere un tono, un atteggiamento, una serietà, e che non bisogna mettere le lontre sulle banconote al posto degli statisti. Poi va avanti a leggere il giornale e vede un video in cui il Presidente del Senato dà del «coglione» a un senatore, e pensa che forse era meglio partire per lo Stretto di Hormuz.

 

 

Non la farei tanto lunga: Ignazio La Russa, Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, non si è accorto di avere il microfono acceso – e fin qui sembra la classica truffa di internet, che forse era meglio – se non che, ad un certo punto, chiede: «Come si chiama quel coglione che continua a urlare?» riferendosi al senatore Pd Antonio Nicita. Poi lo ringrazia, chiamandolo «Cita», ma l’audio non è chiarissimo; quindi, potrebbe essere o un problema di microfono o il grave problema della storpiatura di cognomi. Poco prima, si sente La Russa commentare con «interventone» le parole del senatore del Movimento Cinque Stelle Licheri, però c’è da dire che la scortesia non mi è mai sembrata meritevole di ergastolo. Questa persona che legge le notizie siamo noi, e credo che al di là del caso specifico ci si interroghi tutti sulla postura che bisogna tenere quando si ricopre un ruolo. Ad esempio, ieri, come ogni giorno, ho visto il programma di Raidue Ore14 condotto da Milo Infante, e c’era Matteo Salvini in collegamento, Matteo Salvini che di lavoro fa il ministro e il vicepremier. Dopo aver premesso che parlava prima di tutto da padre, ha detto testualmente, parlando dei campi rom, che lì i bambini «vivono nella merda in mezzo ai topi». Ora, per me è chiaro che ognuno possa decidere se le parole contano oppure no, perché ad alcuni può pure andare bene che senatori e ministri parlino come parliamo noi al bar, però val la pena chiedersi se non sia più efficace una comunicazione un po’ meno scadente.

L’insulto, il dileggio, la povertà di linguaggio, al di là del «fuorionda» di La Russa, al di là di Salvini, sono atteggiamenti irricevibili, ma sono anche la cifra che spesso tengono i politici sui social, oltre che in aula. C’è quello che insulta, quello che risponde a gente che non esiste, quello che prende in giro, quello che querela il povero cristo, sembra che i politici vivano in un’assemblea d’istituto permanente in cui nessuno lavora mai. Onestamente, non sono tempi in cui le persone vogliono sentirsi fare la morale da politici che non sono in grado di avere una conversazione normale. Ci si chiede perché l’astensionismo sia così alto, forse è perché siamo tutti bloccati sui social da quelli a cui paghiamo lo stipendio. Sarà pure un discorso populista, ma a un certo punto sbottiamo pure noi come La Russa, solo che non siamo il Presidente del Senato o un ministro.

Questo discorso dovrebbe valere per tutte le persone che ricoprono un ruolo autorevole, che siano ministri, insegnanti o medici, e invece sono tutti lì a rendersi ridicoli. Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, riguardo alla famosa foto di suo padre al mare vestito con un completo, ha raccontato: «Quando andavamo in spiaggia, papà indossava sempre la giacca e quando gli chiedevo una spiegazione lui mi rispondeva che essendo un rappresentante del popolo italiano doveva essere sempre dignitoso e presentabile». Direi che tra le tante nostalgie che tornano di moda, forse è ora di far tornare di moda anche l’essere presentabili.

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