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NUOVO CINEMA MANCUSO
Gli Oscar che verranno
L’anticipazione sta diventando una malattia del giornalismo. Malattia senile, i giovanili anni di gloria sono passati. Così Variety – alla scadenza che fino a pochi anni fa avrebbe ospitato qualche anticipazione sui film in concorso a Cannes – pubblica i pronostici per l’Oscar 2027. Neanche una settimana dopo la cerimonia del 2026 che quest’anno era ritardata, abbiamo saputo i vincitori lo scorso lunedì. L’assente Sean Penn ha avuto il suo Oscar in Ucraina, ritagliato dal metallo di un vagone ferroviario colpito dai russi. Il festival di Cannes annuncerà la sua selezione all’inizio di aprile, rispettando la tradizione.
Il film più atteso, secondo Variety, è anche il più misterioso. “Digger” di Alejandro Gonzáles Inárritu, con Tom Cruise – l’accoppiata è in effetti singolare, e incute timore dopo il malriuscito “Bardo, la falsa cronaca di alcune verità”. Questo nuovo avrà Sandra Hüller e Jesse Plemons, per raccontare la storia di una catastrofe provocata da un tale Rockwell. Arriverà anche “Dune” di Denis Villeneuve, Parte Tre (già sbadigliavamo alla prima, e c’era Timothée Chalamet).
David Fincher dirigerà “The Adventures of Cliff Booth”, vale a dire il seguito di “C’era una volta… a Hollywood”. Quentin Tarantino lo ha ceduto al collega, se non avrebbe sforato il numero di film che vuole girare – ne manca uno ancora. Greta Gerwig mette a rischio il capitale guadagnato con “Barbie” e adatta “La cronache di Narnia” – ricordate “Il leone, la strega e l’armadio?”, proprio la saga di C. S. Lewis.
La Universal punta le sue carte su Christopher Nolan, che punta le sue su “Odissea” stipata di star: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Lupita Nyong’o. Il progetto fantascientifico di Steven Spielberg – “Disclosure Day”, con Emily Blunt e Josh O’Connor – rischia di sfigurare. Disney schiera “Il diavolo veste Prada 2”, sperando faccia lo stesso risultato del primo (contava l’effetto sorpresa, tra tanti supereroi, e un libro già di culto).
Sony Pictures vuole tornare ai film di prestigio – non solo redditizi, ma se sono anche redditizi è meglio – con “The Social Reckoning”, il seguito di “The Social Network” (“reckoning” vuol dire “regolamento di conti”, Jeremy Strong di Succession” sarà Mark Zuckerberg). Paramount ha in programma un film di Damien Chazelle, a tema carcerario. Un bel salto dopo “La La Land”: gli attori saranno Cillian Murphy e Daniel Craig.
Il documentarista Alex Gibney promette in “Musk” un ritratto definitivo e non lusinghiero di Elon Musk. L’indomito Werner Herzog è in lista con “Bucking Fastard”, la vera storia di due gemelle. Nel cast, le sorelle Kate Nara e Rooney Mara. Per l’animazione, è in dirittura d’arrivo “Minions & Monsters”.
LA TORTA DEL PRESIDENTE
di Hasan Hadi, con Baneen Ahmad Nayyef, Eaheed Thabet Khreibat, Muthanna Malaghi
Siamo
nelle paludi irachene – o mesopotamiche. Gli abitanti vivono su palafitte
e si spostano in barca; coltivano riso, pescano, qualcuno alleva bufali d’acqua. Ma il film è ambientato quando Saddam Hussein ancora comandava, e aveva cercato di bonificarle (i dittatori hanno la fissa). Il potere porta con sé la vanità: il compleanno è festa nazionale, i poveretti che stentano a trovare cibo devono preparargli una torta, da mandar giù con litri di Pepsi. Promette che le assaggerà tutte, aggiungendo “Dio è generoso”. La vecchia Bibi che ne ha viste tante intuisce il pericolo: “La gente dice così quando pensa che andrà tutto male”. Assieme a lei vive la nipote Lamia, incaricata dalla scuola – tramite sorteggio – di preparare una torta bella grande per il presidente. Farina per la vita, uova per la fertilità, zucchero per addolcire, lievito che fa la torta soffice. Lamia prende il foglietto e insieme al suo gallo Hindi (gli è molto affezionata, serve per complicare ancor di più l’impresa) comincia la caccia al tesoro. Prima a piedi, poi nella macchina di un gentile portalettere, e nelle varie botteghe. Un negoziante non ha zucchero, un altro porta Lamia al cinema con cattive intenzioni. L’aiuta un ragazzino che sa rubare meglio di lei, mentre la nonna viene ricoverate in ospedale, e forse il gallo sta per finire in padella. Come nel “Palloncino rosso” dell’iraniano Jafar Panahi, vediamo la vita miserabile sotto i dittatori.
ELLA MCCAY – PERFETTAMENTE IMPERFETTA
di James L. Brooks, con Emma McKey, Jamie Lee Curtis (Disney+)
Right
Girl. Wrong Time”. Così il titolo del New York Times. Impietoso, se ricordiamo che James L. Brooks ha in curriculum “Voglia di tenerezza”, “Qualcosa è cambiato”, “Spanglish”, e assieme a Matt Groening ha tenuto a battesimo “I Simpson”, quando duravano un minuto ciascuno. “Elle McCay” era annunciato al cinema, ma gli scarsi incassi americani, e una storia con la politica sullo sfondo nell’anno 2008, prima dell’elezione di Barack Obama, hanno fatto cambiare idea ai distributori. Ora è in streaming su Disney+, e pare un film degli anni 80. Una ragazza di 34 anni viene promossa governatrice al posto del suo capo, che ha fatto le valige per un incarico a Washington. Prima di andarsene, l’ex capo dà qualche consiglio. “Cerca di essere meno irritante. Impara a far sembrare gli stupidi meno stupidi, sennò non durerai a lungo”. La ragazza, sul punto di sposarsi, amoreggiava con il futuro marito nella pausa pranzo, dentro il palazzo. Guaio che può rovinare la carriera di una ragazza in politica. Ancor di più se la nuova governatrice ha idee chiare, e le vuole trasformare in decreti. Subito: le carie dei bambini non possono aspettare. Né intende aspettare il padre puttaniere: la nuova compagna, di mestiere strizzacervelli, pretende la pacificazione. Un fratello non esce di casa da un anno. Di normale sembra esserci solo la zia Jamie Lee Curtis. Ha momenti vivaci, ma James L. Brooks lo ricordavamo più brillante.
GLI OCCHI DEGLI ALTRI
di Andrea De Sica, con Jasmine Trinca, Filippo Timi, Matteo Olivetti, Anna Ferzetti
Troppi
fucili, tra le mani dei protagonisti o in una vetrina, ovvio che qualcuno prima o poi sparerà. Sarà Filippo Timi inquietante e immusonito? (Spesso non si capisce la differenza, pare solo cupo, o forse annoiato). Oppure Jasmine Trinca, che impara a sparare all’inizio del film. Sono su una bella isola del Mediterraneo, ricevono amici, organizzano feste. In tutta evidenza ispirati al triangolo formato da Camillo Casati Stampa e della moglie Anna Fallarino. Lei ospitava nel letto coniugale aitanti giovanotti, lui era più che consenziente, riprendeva gli incontri con una piccola cinepresa. Nota per gli sceneggiatori, lo stesso Andrea De Sica con Gianni Romoli: è improbabile, siamo negli anni 60, che si dicesse “fare sesso”, anche tra gli scambisti – meglio: “cuckholder” – più convinti. Un triangolo oggi un triangolo domani, la collezione di filmini del marchese – pare ordinatamente catalogata – aumenta, e aumentano anche i malumori della moglie Jasmine Trinca. Nel film di Andrea De Sica si organizzano festicciole in maschera, dopo un tentativo di comprarsi – senza eufemismi – il figlio nascituro della coppia che fa i lavori di casa. Giovanotti forse sessantottini cercano di attraccare senza invito: gli aristocratici depravati non li lasciano neppure arrivare al pontile. I Casati Stampa vivevano ad Arcore, la villa del delitto fu venduta a prezzo di saldo e comprata da Cesare Previti. La cronaca è più interessante del film.
L’ULTIMA MISSIONE – PROJECT HAIL MARY
di Chris Miller e Phil Lord, con Ryan Gosling
Andy
Weir vive in California, classe 1973 e ha paura di volare. Informatico di formazione, avido lettore di fantascienza, è uno scrittore auto- pubblicato (all’inizio, ora se lo contendono) e fortunato. Il sogno di chiunque affidi il manoscritto alla grande rete che fa sparire nel mucchio dei dimenticati oppure fa miracoli. Il suo primo romanzo “The Martian” fu adattato per lo schermo da Drew Goddard, con la regia di Ridley Scott e Brad Pitt protagonista che cercava di coltivare le patate su Marte – certe scene restano impresse. Ebbe un gran successo, senza marziani, o mostruosità aliene: il poveretto era rimasto senza cibo, doveva sopravvivere 4 anni prima che lo riportassero a terra. Altro romanzo, altro successo e altro film. Stesso sceneggiatore, ora i registi sono Chris Miller e Phil Lord, gli stessi dello spassoso “The Lego Movie” (e i mattoncini sono più difficili da animare della curvacea Barbie). Ora l’eroe solitario è Ryan Gosling. Si risveglia in un’astronave senza riuscire a ricordare come sia arrivato lì. Il sonno è stato parecchio lungo, per fortuna ha un computer, e poi un compagno fatto di sassi che viene battezzato “Rocky”. Scopre, e lo spettatore con lui, che è un professorino in missione per salvare il Sole che si sta spegnendo, con le stelle vicine. Tranne una che sta a 12 anni luce, e come in “Alien” va raggiunta con le funzioni vitali al minimo. Nel baseball, “Hail Mary” è il lancio lungo e disperato.





