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Francesco Michelotti è stato assessore all’urbanistica di Siena dal 2018 al novembre 2022, quando ha lasciato Palazzo Pubblico per andare a fare il deputato. In quei quattro anni ha approvato il Piano operativo — lo ha chiamato “modello per tutta la Toscana” — cancellando silenziosamente una previsione che resisteva da trent’anni in tutti gli strumenti urbanistici della città. Lo si può verificare leggendo i documenti.
Il Piano Regolatore Generale redatto da Bernardo Secchi, adottato dal Consiglio Comunale nel luglio 1990 e approvato dalla Regione Toscana nel 1996, prevedeva per l’area del Rastrello interventi precisi e dettagliati: parcheggi, sistemazione della Fortezza e della Lizza, riorganizzazione della mobilità. Il Regolamento Urbanistico del 2011 non solo mantenne quelle previsioni ma le aggiornò, confermando la vocazione dell’area e il suo ruolo nel futuro Parco urbano. Trent’anni, due strumenti urbanistici consecutivi, la stessa area, la stessa logica.
Poi arriva il Piano operativo firmato da Michelotti, approvato con delibera di Consiglio Comunale n. 216 del 25 novembre 2021. Le Norme Tecniche di Attuazione elencano le opere pubbliche vincolanti: parcheggi sulla Massetana, rotatorie, percorsi pedonali, impianti sportivi a Cerchiaia. Il Rastrello non compare. Lo stadio Franchi non compare. Trent’anni di previsioni: cancellate. Nessuna spiegazione pubblica, nessun dibattito, nessuna alternativa proposta. Semplicemente: sparito.
Ora, da deputato, Michelotti commenta il progetto della giunta Fabio — stesso partito, stessa coalizione, suo erede politico diretto — e parla di “capacità di programmazione, lungimiranza e visione”. Aggiunge che “i fatti concreti e i soldi stanziati sono la miglior risposta alle chiacchiere e alle strumentalizzazioni”.
Quali fatti concreti? Un documento di fattibilità delle alternative progettuali. Un documento di indirizzo alla progettazione. Nessuna tavola progettuale. Nessuna copertura finanziaria definita. L’unico denaro certo è un contributo regionale di 2,2 milioni vincolato all’adeguamento sismico — che con il parcheggio non c’entra nulla.
Quali strumentalizzazioni? Quelle di chi legge i piani invece di applaudirli.
Michele Capitani ha un problema di credibilità strutturale su questa vicenda, e non riguarda le sue intenzioni. Riguarda la sua storia.
Dal novembre 2022 al giugno 2023 Capitani è stato assessore all’urbanistica nella giunta De Mossi, subentrando a Michelotti dopo l’elezione di quest’ultimo a deputato. Quegli ultimi mesi di mandato coincidono con il Piano operativo appena approvato — quello che aveva cancellato il Rastrello dall’elenco delle opere vincolanti. Capitani non lo ha corretto, non ha sollevato obiezioni, non ha proposto varianti. Ha gestito l’ordinaria amministrazione e poi è passato alla giunta Fabio, dove ha continuato nello stesso ruolo. È dunque corresponsabile del vuoto lasciato da Michelotti, e ora si presenta come il risolutore di quel vuoto.
Ma il problema più rilevante è quello che Capitani stesso ha detto, con una franchezza involontaria, durante la conferenza stampa. Ha dichiarato di essere “convinto che ci sarà ancora Nicoletta Fabio alla guida della città” e ha legato esplicitamente la continuità del progetto alla continuità amministrativa. È una frase che un assessore non dovrebbe mai pronunciare, perché dice l’opposto di quello che vorrebbe dire. Dice che senza rielezione il progetto rischia di non farsi. Dice che non si tratta di un’opera pubblica ancorata a strumenti urbanistici vincolanti — perché se lo fosse, la continuità politica sarebbe irrilevante — ma di un’intenzione politica che dipende dalla sopravvivenza di questa giunta.
È esattamente il problema che affligge quest’area da trent’anni. Nessuno lo ha mai inserito in uno strumento vincolante che sopravvivesse ai cambi di amministrazione. Secchi lo aveva previsto nel PRG. Il Regolamento Urbanistico del 2011 lo aveva confermato. Il Piano operativo del 2021 lo aveva cancellato. E ora Capitani annuncia un progetto da venti milioni senza copertura finanziaria definita, senza tavola progettuale, inserito in un Piano strutturale ancora in costruzione, e lo lega alla rielezione del sindaco.
La storia si ripete. Cambia solo chi la racconta.
C’è un’ultima cosa che vale la pena notare. Capitani è assessore all’urbanistica dal novembre 2022. Sono passati tre anni e mezzo. Per tutto questo tempo il Rastrello è rimasto fermo, senza una tavola progettuale, senza un’opera pubblica vincolante, senza un euro stanziato. Poi, a maggio 2026, con le elezioni comunali che si avvicinano e la campagna elettorale che comincia a scaldarsi, arriva la conferenza stampa con sindaca, vicesindaco e due assessori, i fotografi, le dichiarazioni sulla “visione” e sulla “lungimiranza”.
Non è urbanistica. È comunicazione elettorale con vocabolario urbanistico. La differenza, tecnicamente, si misura in un documento: la tavola progettuale. Che non c’è.
Trent’anni di previsioni cancellate, tre anni e mezzo di silenzio, e una conferenza stampa prima delle elezioni.




