La vicesindaco Fabiana Ciancimino spiega i criteri con cui il Comune ha sostenuto l’evento dedicato ai Templari, chiarisce il rapporto con la Via del Castagno e delinea la strategia culturale dell’amministrazione tra rigore storico, valorizzazione del patrimonio e sviluppo del territorio.
Piancastagnaio ha ospitato la seconda tappa del Gran Capitolo Estivo “Sulle Orme dei Templari – Anno Primo”, promosso dall’associazione Miles Christi Templi con il patrocinio del Comune. Nella Sala Capitolare del Convento di San Bartolomeo è stato presentato il progetto “La Via del Castagno, un percorso attraverso l’Italia”, seguito da una visita guidata all’Abbazia del Santo Salvatore e alla sua cripta. L’iniziativa si inserisce in un itinerario di tre giorni che, dopo aver fatto tappa anche a Monticello Amiata, si concluderà ad Arcidosso. L’evento si colloca in una fase nella quale il Comune di Piancastagnaio sta delineando una strategia culturale sempre più strutturata e dichiarata. Dalla valorizzazione della Rocca Aldobrandesca come spazio espositivo permanente al Piano Strategico 2025-2035, l’amministrazione sembra voler costruire un progetto capace di mettere in rete patrimonio storico, cultura e turismo. In questo contesto, il patrocinio a un’iniziativa che intreccia la storia longobarda documentata, la tradizione templare – sospesa tra fonti storiche e costruzione simbolica contemporanea – e un progetto escursionistico nazionale dedicato al castagno, offre l’occasione per una riflessione. Come si inserisce questo evento nella visione culturale complessiva del Comune? E con quale livello di rigore storiografico l’amministrazione intende accompagnare e contestualizzare narrazioni che, accanto ai fatti storicamente accertati, richiamano anche elementi della tradizione e dell’immaginario? Ne parliamo con Fabiana Ciancimino, vicesindaco e assessore all’agricoltura e all’ambiente.
Il Comune ha patrocinato un evento che intreccia la storia documentata dell’Abbazia di San Salvatore con la tradizione templare, per l’Amiata assai meno accertata sul piano storiografico. Con quale criterio l’amministrazione decide di patrocinare iniziative di questo tipo, e quanto pesa nella vostra valutazione la distinzione tra storia accertata e narrazione suggestiva?
Il patrocinio è un atto amministrativo, non una validazione scientifica. Il Comune verifica che l’iniziativa abbia un interesse pubblico, che si svolga con decoro nei luoghi che le vengono aperti, che porti persone a conoscere il territorio. Non certifica i contenuti di chi la organizza, né potrebbe: nessun ente locale ha gli strumenti né il ruolo istituzionale per sottoporre a preventiva valutazione storiografica ogni proposta associativa che riceve.
Ciò detto, la distinzione fra storia documentata e tradizione tramandata pesa nel modo in cui l’amministrazione si esprime. L’Abbazia del Santo Salvatore ha una storia accertata, longobarda e imperiale, che non ha bisogno di essere sostenuta da altro. La tradizione templare sull’Amiata, allo stato degli studi, non ha una base documentaria comparabile: è una tradizione, e come tale va chiamata. Il Comune non assume quella tradizione come fatto storico accertato ma ne consente la rappresentazione nell’ambito di una iniziativa culturale.
La presentazione del progetto “La Via del Castagno” è stata inserita nel programma come “strettamente legata alla presenza templare”. Il progetto dell’Associazione Nazionale Città del Castagno, per come è pubblicamente documentato, nasce però su basi escursionistiche e economiche, senza riferimenti storici. Puo’ chiarirci qual è, dal punto di vista del Comune, il nesso reale tra i due progetti — e se si tratta di un accostamento tematico dell’evento o di un elemento storico su cui l’amministrazione ha elementi ulteriori?
Su questo rispondo per competenza diretta, ed è bene essere netti. Il progetto dell’Associazione Nazionale Città del Castagno nasce su basi escursionistiche, ambientali ed economiche: castanicoltura, cammini, filiera, valorizzazione dei territori castanicoli. Non ha una genesi storica templare, e non risulta al Comune alcun elemento ulteriore in questo senso.
L’accostamento contenuto nel programma è dunque degli organizzatori ed è di natura tematica — il cammino letto come figura del pellegrinaggio.
Si tratta di una scelta narrativa degli organizzatori , che il Comune interpreta come un accostamenti tematico e non come un’affermazione di carattere storico.
Il nesso che interessa a questa amministrazione è un altro, e non ha bisogno di suggestioni: il castagno qui è stato per secoli l’albero del pane, la base alimentare di questa montagna, e oggi è una filiera viva con problemi concreti — cinipide, mal dell’inchiostro, gestione dei castagneti da frutto, ricambio generazionale. Su questo il Comune ha interesse, dati e responsabilità. Sul resto, no.
Piancastagnaio ha costruito negli ultimi mesi una narrazione culturale centrata su continuità, rigore e cultura come infrastruttura, non come cartellone occasionale. Come si inserisce un evento a tema templare — con cerimonie cavalleresche e un registro più simbolico che documentario — in questa linea, e cosa aggiunge, specificamente, all’identità culturale del paese rispetto ai filoni già coltivati (Rocca Aldobrandesca, musica, arte contemporanea)?
Distinguerei fra ciò che il Comune produce e ciò che il Comune ospita. La programmazione culturale dell’amministrazione — la Rocca come spazio espositivo permanente, il lavoro sull’arte contemporanea, la musica, il Piano Strategico — è materia del collega assessore alla Cultura, ed è ciò su cui il Comune impegna committenza, comitati scientifici e responsabilità diretta. Un evento associativo patrocinato sta su un piano diverso: è vita del territorio, è una comunità che sceglie di venire qui.
Cosa aggiunge all’identità culturale del paese? Se la domanda è “diventa un filone”, la risposta è no, e non era questa la pretesa. Se la domanda è cosa porta, la risposta è: persone che entrano nella Sala Capitolare, salgono all’Abbazia, scendono in cripta.
La forza di quel luogo risiede nella sua storia documentata, che costituisce il principale elemento di interesse per i visitatori
Il Convento di San Bartolomeo, sede della Sala Capitolare dove si è svolto l’incontro, ha già un ruolo nella vita del paese come residenza d’epoca. Che tipo di utilizzo culturale pubblico immaginateper questo spazio nel medio periodo, al di là degli eventi occasionali come quello di lunedì?
Il Convento è una residenza d’epoca privata, e ogni ipotesi di uso pubblico passa da un accordo con la proprietà: questo va detto prima di tutto il resto. L’orientamento della giunta è che la Sala Capitolare non resti una sala che si apre quando qualcuno la chiede, ma abbia una destinazione riconoscibile — presentazioni, seminari, incontri di studio — dentro un calendario e non dentro l’occasione. Servono condizioni d’uso chiare e una programmazione che il Comune sia in grado di garantire nel tempo. È un lavoro in corso; non annuncio ciò che non è ancora scritto.
Guardando oltre questa edizione: il Comune intende consolidare un rapporto stabile con realtà come Miles Christi Templi o con l’Associazione Nazionale Città del Castagno, magari nell’ambito del Piano Strategico 2025-2035, oppure si tratta di un patrocinio episodico legato a questa specifica iniziativa?
Sono due percorsi diversi e non vanno confusi. Con l’Associazione Nazionale Città del Castagno l’interesse è strutturale e rientra a pieno titolo nel Piano Strategico 2025-2035: rete nazionale, filiera castanicola, cammini, promozione dei territori del castagno. Piancastagnaio porta il castagno nel proprio nome, e un rapporto stabile su questo terreno ha senso. Lo perseguiremo nelle sedi proprie, con atti, non con dichiarazioni.
Il patrocinio a Miles Christi Templi è, allo stato, legato a questa specifica iniziativa. Se in futuro se ne riparlerà, lo valuteremo allora.
Ogni futura collaborazione sarà valutata sulla base dell’ interesse pubblico dell’ iniziativa e della sua coerenza con gli obbiettivi dell’ amministrazione







