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I sindacati hanno chiesto l’apertura di un tavolo di crisi per una pelletteria di Abbadia San Salvatore che occupa centotrenta dipendenti. Il primo contatto con gli uffici regionali è avvenuto ieri, dopo l’interessamento delle istituzioni locali. La richiesta è confermata da Gianluca Fè, segretario di categoria della Cisl, che parla di segnali sulla tenuta gestionale dell’azienda e invita a non alimentare allarmismo: serve verificare subito lo stato di salute reale dell’impresa e, se necessario, intervenire con rapidità. Chiedere il tavolo quando i segnali sono ancora segnali è una scelta corretta, perché il margine per capire e per agire esiste soprattutto all’inizio.
Le cause, per quanto è dato sapere, sembrano interne all’azienda e non di comparto. La distinzione conta, perché la crisi di un’impresa si affronta con strumenti diversi da quelli con cui si affronta la crisi di un settore. Il settore regge: guerre, dazi e contrazione dei consumi hanno inciso su tutta la filiera, ma la tenuta complessiva non è in discussione. Il rischio da presidiare è che la difficoltà di una singola azienda venga letta dai committenti come segnale di sistema, con il risultato di spostare altrove le commesse.
Il distretto ha origine e centro a Piancastagnaio: qui il numero più alto di aziende e di occupati, e il nucleo di competenze da cui il settore si è propagato a partire dagli anni della chiusura mineraria. Ad Abbadia la pelletteria è arrivata dopo, per estensione, e vi ha trovato spazio per crescere fino a lavorare commesse di rilievo. Il bacino occupazionale è unico e travalica i confini comunali: la vertenza riguarda l’area, non un solo comune.
Dal tavolo possono venire tre risultati utili in tempi brevi: una verifica documentata dello stato dell’azienda; strumenti orientati a mantenere in attività l’impresa e non soltanto a sostenere il reddito, perché le competenze disperse non si recuperano; una regia regionale, con la Provincia accanto, dato che nessun piccolo comune può governare da solo una vertenza industriale.
Resta un problema più generale. Un territorio che affida a un solo comparto la quota decisiva della propria occupazione è esposto. La pelletteria ha sostituito il lavoro perduto con la miniera e per questo va difesa; e proprio per questo va affiancata da una diversificazione che oggi procede più lentamente di quanto servirebbe.
La solidarietà va alle lavoratrici e ai lavoratori, al sindacato che ha posto la questione nella sede giusta e all’amministrazione di Abbadia San Salvatore. Su questa vicenda le istituzioni dell’Amiata devono lavorare insieme.





