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31 Ottobre 2026Panetta avverte: l’Europa smetta di finanziare la crescita americana con i propri risparmi
Ogni anno centinaia di miliardi di euro risparmiati dalle famiglie europee attraversano l’Atlantico e vanno a finanziare le imprese, l’innovazione e il debito degli Stati Uniti. Nel biennio 2024-2025 i flussi lordi verso l’America sono stati in media di 785 miliardi l’anno. Da questo dato è partito il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento alla 102ª Giornata mondiale del risparmio promossa dall’Acri il 30 ottobre. L’Europa, ha detto, deve smettere di finanziare la crescita altrui e trattenere la propria ricchezza per colmare un divario tecnologico che si sta facendo insostenibile.
I numeri del ritardo sono noti ma non per questo meno impressionanti. Tra il 2019 e il 2025 il valore aggiunto americano è cresciuto a un ritmo doppio di quello europeo. La differenza sta quasi tutta nella produttività, cioè nella capacità di trasformare tecnologia e capitale in ricchezza. Il Fondo monetario stima che un vero mercato unico dei capitali permetterebbe all’Unione di trattenere circa 300 miliardi di risparmi privati che oggi prendono la via degli Stati Uniti. Per il governatore costruirlo è ormai urgente. Servono intermediari specializzati, investimenti pubblici e privati, condizioni che permettano alle imprese innovative di crescere senza dover emigrare per trovare finanziamenti.
Il quadro in cui queste parole cadono è tutt’altro che sereno. Il conflitto nel Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno portato gas e carburanti su livelli storici. La Banca centrale europea ha alzato i tassi di mezzo punto tra giugno e settembre, e Panetta non ha escluso ulteriori rialzi. Nelle settimane precedenti aveva spiegato che l’epicentro dell’aumento dei tassi mondiali è negli Stati Uniti e che l’Europa ne subisce la tracimazione sugli spread. L’effetto qui è più pesante perché l’economia cresce meno. È il paradosso di un continente che presta i propri risparmi all’America e poi ne importa il costo del denaro.
C’è un passaggio del discorso che riguarda direttamente i giovani. Se le nuove generazioni risparmiano poco, ha detto il governatore, la ragione principale sta nelle condizioni di lavoro e di reddito: precarietà e salari bassi. La risposta di fondo è la crescita, capace di rendere stabili i percorsi lavorativi e di accrescere i redditi. Senza continuità contributiva, infatti, nessuno strumento previdenziale può funzionare.
Il risparmio, ha detto Panetta, è un patto con il futuro, che regge solo se trova impieghi capaci di generare crescita e se il suo valore viene preservato. È una definizione che vale anche per i territori. Chi ha conosciuto da vicino la storia di una grande banca radicata in una comunità sa che cosa significa quando il risparmio locale smette di tornare all’economia che lo ha prodotto e finisce altrove. Quello che accade su scala continentale tra Europa e Stati Uniti si è già visto, in piccolo, in molte province italiane.
Il problema, però, è politico prima che tecnico. L’unione dei mercati dei capitali e quella bancaria sono ferme da anni sui veti incrociati. I Paesi del Nord sono contrari a ogni forma di debito comune, mentre quelli del Sud ne avrebbero più bisogno. Finché l’Europa resterà una somma di mercati nazionali, il risparmio continuerà a cercare altrove ciò che qui non trova. Il governatore ha indicato la direzione; resta da vedere se qualcuno a Bruxelles avrà la forza di percorrerla.





