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31 Ottobre 2026Sciopero contro il carovita: nelle piazze italiane i numeri dell’Istat diventano rabbia sociale
Venerdì 30 ottobre l’Italia ha vissuto una giornata in cui la piazza e la statistica hanno detto la stessa cosa nello stesso momento. I cortei dello sciopero generale indetto dall’Unione Sindacale di Base attraversavano oltre cinquanta città. Intanto l’Istat pubblicava i dati che ne spiegavano le ragioni meglio di qualunque volantino. L’inflazione di ottobre è salita al 5,4%, dal 4,2% di settembre, il livello più alto dall’agosto 2023. Il prodotto interno lordo è rimasto fermo nel terzo trimestre, mentre l’area euro cresceva dello 0,4%. E, soprattutto, le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 2,5% nei primi nove mesi dell’anno, per il secondo trimestre consecutivo sotto la corsa dei prezzi.
All’origine di tutto c’è l’energia. I beni energetici sono saliti del 31,4% in un anno, trascinati dal conflitto nel Golfo e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che hanno portato gas e carburanti a quote mai viste. Ma l’inflazione non resta mai dove nasce. Il carrello della spesa accelera, l’inflazione di fondo torna al 2%, e il rincaro passa lentamente dai distributori alle bollette, dalle bollette ai negozi. Il Presidente della Repubblica lo ha detto con una formula semplice: i conflitti aggrediscono il tenore di vita delle persone.
Gli organizzatori parlano di oltre un milione di partecipanti, cifra come sempre da verificare. Quello che è certo è la composizione delle piazze: lavoratori, pensionati, studenti, movimenti per la casa, perfino tassisti e agricoltori, che a Roma hanno aperto il corteo con un taxi e due trattori. La piattaforma tiene insieme il carovita e il rifiuto dell’aumento delle spese militari, e chiede aumenti salariali e il ritorno della scala mobile, abolita più di trent’anni fa. A Torino in serata ci sono stati lanci di bottiglie e cariche della polizia. Nella stessa città, però, alcuni militari hanno abbassato gli scudi davanti ai manifestanti, e a Napoli qualcuno ha offerto pasticcini agli agenti in tenuta antisommossa dicendo che il problema non sono loro. Sono immagini che raccontano una protesta in cui la rabbia è reale ma non ha ancora un nemico preciso.
È qui che la politica appare in ritardo. I leader del centrosinistra hanno evitato di sfilare, divisi anche sull’opportunità di quella piazza. Il governo, nello stesso giorno, presentava una manovra che riduce l’Irpef per un solo anno e frena la rivalutazione delle pensioni. Da una parte si teme uno sciopero politico, dall’altra si teme di regalare quella piazza a chi la occupa. Nel frattempo, da Lisbona a Tirana, l’autunno europeo vede i giovani tornare in strada, e il fenomeno non è solo italiano.
Chi ha amministrato sa che i numeri dell’inflazione non sono astrazioni. Il 5,4% significa che una famiglia con un reddito fisso perde ogni mese un pezzo della propria casa, della spesa, del futuro dei figli. Significa che i Comuni pagano di più l’illuminazione, il riscaldamento delle scuole e i servizi, e devono scegliere cosa tagliare. La scala mobile fu abbandonata perché alimentava la spirale tra prezzi e salari. Ma il problema che risolveva, la difesa del potere d’acquisto, non è mai stato risolto in altro modo. La contrattazione arriva tardi, i bonus si esauriscono, e l’unica risposta strutturale resta la crescita, che oggi non c’è.
Lo sciopero del 30 ottobre non cambierà la manovra. Ma dice che una parte crescente del Paese non si sente rappresentata nel modo in cui si decide chi paga la crisi energetica. Ignorarlo sarebbe l’errore più grave.





