
Sciopero contro il carovita: nelle piazze italiane i numeri dell’Istat diventano rabbia sociale
31 Ottobre 2026
IO CHE AMO SOLO TE
31 Ottobre 2026Chi lascia l’Italia con un patrimonio finanziario pagherà il 26% sui guadagni maturati: la nuova exit tax nella manovra 2027
Tra le pieghe della legge di bilancio, arrivata in Parlamento con il via libera del Quirinale, c’è una norma che nessuno aveva annunciato e che rischia di diventare il simbolo politico di questa manovra. È l’estensione ai privati dell’exit tax, finora riservata alle imprese. Chi trasferisce la residenza fiscale all’estero e possiede investimenti finanziari per almeno 800mila euro dovrà pagare il 26% sulle plusvalenze maturate in Italia, anche se quelle azioni, quote e partecipazioni non sono mai state vendute. Si tassa, in sostanza, un guadagno potenziale nel momento in cui lo Stato perde il diritto di tassarlo in futuro.
La platea è precisa. La norma riguarda chi è stato residente fiscale in Italia per almeno sei degli ultimi dieci anni e si applicherà ai trasferimenti decorrenti dal primo gennaio 2027. L’imposta va versata entro 180 giorni dalla partenza. Chi si sposta in un altro Paese dell’Unione, o in uno Stato che ha accordi di cooperazione fiscale con l’Italia, può rinviare il pagamento fino alla vendita dei titoli, versando però un acconto del 50% e presentando una garanzia. Il rinvio dura cinque anni nell’Unione e dieci negli altri Paesi ammessi, e se in quel periodo nulla viene venduto la tassa non è dovuta e l’acconto eccedente torna indietro. Non è dunque una patrimoniale, perché non colpisce il capitale ma solo l’incremento di valore. E non è nemmeno una novità assoluta in Europa, dove meccanismi simili esistono da tempo in Francia, in Germania e in Spagna.
Il punto vero è il contesto. La stessa manovra, da circa 26 miliardi, taglia l’Irpef per i redditi fino a 55mila euro, ma solo per un anno. Senza proroga, dal 2028 torneranno le aliquote di prima, e il beneficio massimo in busta paga si ferma intorno ai 500 euro annui. La manovra frena anche la rivalutazione delle pensioni, raddoppia l’imposta sulle transazioni finanziarie e alza di cinque punti l’Irap per le società energetiche. Le banche giudicano preoccupante l’aumento del prelievo, e il ministro dell’Economia risponde che siamo tutti sulla stessa barca. È una legge di bilancio scritta in una stagione difficile, con l’inflazione che torna sopra il 5% e una crescita ferma, e che cerca risorse dove può.
C’è poi un paradosso che merita attenzione. Da anni l’Italia attira i grandi patrimoni stranieri con la tassa forfettaria sui neo residenti, portata da 200mila a 300mila euro l’anno con la manovra precedente. Si invita chi è ricco altrove a venire qui pagando una cifra fissa sui redditi esteri. Ora si chiede a chi è diventato ricco qui di non andarsene senza saldare il conto. Le due misure possono convivere, ma raccontano un Paese che tratta la ricchezza come un flusso da intercettare ai confini più che come una risorsa da far crescere dentro.
La domanda politica è se questa norma sia un atto di equità o un segnale di sfiducia. Chi la difende osserva che non è giusto realizzare altrove, senza alcun contributo, plusvalenze costruite grazie a un sistema economico, a infrastrutture e a una stabilità pagate da tutti. Chi la critica teme che spinga a partire prima del 2027 e scoraggi chi vorrebbe investire in Italia sapendo di poterne un giorno uscire. Entrambe le cose possono essere vere. Ma una norma fiscale non trattiene nessuno: trattiene un Paese capace di offrire ragioni per restare, e su questo la manovra dice molto meno.





