
Siena rinvia il proprio futuro: la proroga del Piano operativo e un’urbanistica senza visione
31 Ottobre 2026
Siena ha parlato di pace in due luoghi diversi, ma nessuno li ha fatti incontrare
31 Ottobre 2026Mps, tutti parlano e nessuno regola il traffico: senza una regia istituzionale le garanzie restano parole, per Intesa e per Unipol
Pierluigi Piccini
L’assemblea di giovedì ha chiuso la partita difensiva con una nettezza che non lascia margini: oltre il 90% dei voti contrari al piano Lovaglio significa che gli azionisti hanno scelto l’uscita. Non era un esito imprevedibile. Da mesi il calendario dell’operazione era sotto gli occhi di tutti, e da mesi era chiaro che quel voto sarebbe stato il passaggio decisivo. C’era il tempo per preparare una posizione comune, per mettere nero su bianco le richieste della città, per presentarsi all’indomani con un testo da negoziare. Quel tempo è stato bruciato, e all’appuntamento scontato le istituzioni sono arrivate impreparate. Così, dal giorno dopo, la scena si è riempita di voci. Messina promette, la sindaca auspica, la Fondazione si muove con tempi propri, i sindacati attendono l’Antitrust, il Pd accusa il governo, il governo tace, le associazioni chiamano a raccolta i piccoli azionisti. Ognuno procede nella propria corsia, a velocità diverse, verso direzioni diverse. Manca soltanto chi regola il traffico.
Carlo Messina può rispondere «assolutamente no» a chi gli chiede un rilancio, e offrire in cambio «una totale garanzia di occupazione». Lo dice a margine della Giornata del Risparmio, davanti ai microfoni. Sono parole. La sindaca lo ha riconosciuto durante il presidio dei sindacati: le rassicurazioni «rimangono tali», sono «tutte da verificare». Ma nella stessa risposta ha aggiunto di non aspettarsi «niente», perché il Comune non è azionista e non può «agire fattivamente». Le due affermazioni si escludono. Se le promesse vanno verificate, qualcuno deve farlo, e se l’istituzione che rappresenta la città si colloca a bordo strada, la verifica non la farà nessuno. Nell’intervista alla Nazione il registro è lo stesso: un «confronto costruttivo», priorità condivisibili, ma nessuno strumento indicato per ottenerle.
Sul governo la risposta gira su se stessa: il governo «non ha scelto», poi «chiedete al governo», poi «mi sembra l’abbia motivato». Ma non scegliere, con il 4,86% in mano, è già una scelta. Il Pd ne denuncia l’assenza, la sindaca lo difende, e la polemica non sposta un solo posto di lavoro.
Il passaggio più rivelatore riguarda la Fondazione. La sindaca lamenta che a spiazzare le istituzioni siano stati «i tempi e i modi» con cui si è espresso il suo presidente. Ma la Fondazione non è un soggetto estraneo alla città: il Comune ne designa una parte rilevante degli organi, ed è l’istituzione nata per custodire il legame tra il Monte e Siena. Che Comune e Fondazione si scoprano a parlare lingue diverse nel giorno decisivo dice quanto sia saltato ogni coordinamento. Dire «non siamo azionisti» e insieme prendere le distanze dalla Fondazione significa rinunciare due volte alla stessa leva, l’unica che la città conserva sul destino della banca. E rinunciarvi ora è tanto più grave perché il quadro potrebbe essere più complesso di quanto si racconti.
Lo lascia intendere una frase finita in un box laterale e passata quasi inosservata. Carlo Cimbri, presidente di Unipol, osserva che le cronache descrivono Intesa come acquirente di metà della banca e Unipol dell’altra metà, e aggiunge che vedremo come andrà. Nessuno l’ha raccolta. Eppure, se lo scenario si confermasse, l’interlocutore non sarebbe più uno solo: le promesse di Messina varrebbero per la parte che resta a Ca’ de Sass, mentre sull’altra nessuno ha impegnato una parola. Sportelli, funzioni centrali, lavoratori che finirebbero nel perimetro Unipol non sono coperti da alcuna rassicurazione, nemmeno verbale. Un incrocio in più, e ancora nessuno a dirigere.
L’esito del voto ha reso superata la domanda se stare con Intesa o contro. Resta una questione di serietà amministrativa: trasformare le dichiarazioni in obblighi. Le sedi esistono. Il Documento di Offerta è il luogo in cui gli impegni su occupazione, funzioni e tempi diventano vincolanti per chi lo sottoscrive. Un accordo formale tra l’offerente, gli enti locali e la Fondazione può fissare numeri, durate e verifiche. E se una parte della banca è destinata a Unipol, la firma di Unipol deve stare sotto gli stessi impegni.
Un Comune non fa il banchiere, è vero. Ma può convocare le parti, mettere in fila le richieste, pretendere un testo, firmarlo accanto agli altri. È il mestiere dell’amministrazione, che non coincide con il possesso di azioni.
La finestra è stretta, e non si può permettere di sprecarla come le precedenti. Messina indica nella fine di novembre il termine per il via libera dell’Antitrust; finché l’istruttoria è aperta, l’offerente ha interesse a mostrarsi responsabile verso il territorio, dopo quell’interesse si attenua. Siena ha bisogno che il Comune, insieme alla Provincia, alla Regione e alla Fondazione, smetta di rappresentare preoccupazioni e cominci a dirigere: chi garantisce cosa, per quanto tempo, con quali verifiche, per tutta la banca e non per la sua metà più visibile. Il confronto costruttivo comincia da un testo da firmare. Senza quel testo, resta un ingorgo di voci.





