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Giorni altalenanti, tra chiusure improvvise e spiragli, per la trattativa che riguarda la Cesar spa, la società legata ad Acqua & Sapone. Lo snodo era fissato per il 23 luglio, ma tutto era partito una settimana prima: il 16 luglio, al tavolo di salvaguardia della Regione Toscana, si era trovata l’intesa su un accordo quadro e di reindustrializzazione. Sembrava fatta, con la firma degli accordi e la chiusura della partita sulle locazioni ormai a portata di mano. E invece proprio sul fronte degli immobili è saltato fuori l’ostacolo: la questione degli affitti, sollevata dai proprietari dei locali, non rientrava tra le materie che quel tavolo poteva sciogliere.
A raccontare quella giornata è Gian Luca Scartoni, della Filcams Cgil Siena: una maratona iniziata alle dieci del mattino e conclusa alle sette e mezzo di sera, interrotta all’improvviso da questo intoppo. La proprietà aveva assicurato fin dall’inizio la volontà di sostenere la ripresa del sito con un canone contenuto, salvo poi — è la lettura sindacale — provare ad allungare i tempi e a riportare le richieste ai valori di mercato.
La svolta è arrivata venerdì mattina: dagli uffici comunali di Piancastagnaio filtravano segnali diversi, con la proprietà pronta a farsi parte attiva nella soluzione del problema, in linea del resto con la disponibilità mostrata sin dai primi giorni della vertenza, per evitare che il percorso di reindustrializzazione si arenasse. In azienda, nel pomeriggio, un’assemblea sindacale registrava indiscrezioni su più contatti aperti: le decisioni sono state rimandate all’inizio della settimana.
Sul territorio si guarda avanti con cauto ottimismo. Il sindaco di Piancastagnaio, Franco Capocchi, che ha seguito da vicino ogni fase del negoziato, ribadisce che la direzione imboccata è quella giusta per tenere in vita la produzione e difendere l’occupazione, aprendo prospettive concrete a lavoratori e famiglie in attesa da mesi. Il subentro del nuovo soggetto industriale poggia su basi robuste, ma il traguardo non è ancora tagliato: occorre che tutte le parti collaborino per rimuovere gli ultimi intralci. La speranza è che si formalizzi presto il contratto d’affitto, l’ultimo tassello senza il quale l’investitore non potrà mettere in moto il piano di rilancio.
A rilevare l’attività sarà Adrilog, società cooperativa benefit, che ha già messo a punto le intese sul destino delle maestranze. E Scartoni allarga lo sguardo: il dato che conta di più, osserva, è che la Cesar abbia fatto proprie, dopo il conflitto, le ragioni dei lavoratori. Un esito niente affatto garantito in partenza, che alla fine non lascia indietro nessuno.





