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C’è una guerra che si combatte nel Mediterraneo orientale con le armi, e una che si combatte nelle aule parlamentari con i comunicati. Entrambe consumano risorse, alleanze, credibilità. Mentre Israele annuncia nuove operazioni di terra nel sud del Libano e i civili fuggono tra Sidone e le macerie degli accampamenti, l’Europa risponde alle pressioni americane sullo Stretto di Hormuz con un coro di dinieghi. Trump chiede protezione delle rotte petrolifere, l’Occidente si sfilaccia. Non è la prima volta. Non sarà l’ultima.
A Roma, intanto, si fanno le firme per una legge di difesa civile non armata. Cinquantamila firme per dire che forse esiste un altro modo di stare nel mondo. Simultaneamente, in Parlamento si discute di riforma della giustizia e di carriere separate tra magistrati e procura: referendum al quale si risponde con argomenti tecnici e passioni antiche. Il paese tiene insieme queste contraddizioni con la consueta eleganza caotica.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, i call center perdono pezzi. Migliaia di lavoratori rischiano il posto in una transizione che le aziende chiamano efficienza e i sindacati chiamano dismettere le persone. La clausola sociale che dovrebbe tutelare i dipendenti viene messa in discussione da chi ha già deciso. Non è una notizia nuova: è la stessa notizia che torna con nomi diversi ogni volta che una tecnologia cambia i rapporti di forza prima che le regole abbiano il tempo di adeguarsi.
In Libano ci sono bambini morti. Due, figli di una coppia che cercava scampo e non l’ha trovato. In Cisgiordania, a Tammun, agenti israeliani hanno ucciso in automobile un padre, una madre e due bambini. Due fratellini sopravvissuti hanno chiesto perché. Non esiste risposta che tenga.
Sullo sfondo di tutto questo, settantotto anni di un movimento partigiano celebrati o dimenticati secondo le latitudini politiche, la Camera che riceve famiglie sgombre da boschi misteriosi, e una giovane studentessa fuori sede che chiede il diritto di votare al referendum senza dover tornare a casa sua. Piccola battaglia civile, grande principio democratico.
Il resto è rumore: Oscar assegnati, auto elettriche che si ricaricano in dieci minuti, dibattiti sulla sanità periferica. Tutto vero, tutto necessario, tutto in coda rispetto a quei fratellini che chiedono perché.





