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2 Maggio 2026Biennale arte, la Giuria si dimette: Leoni assegnati dai visitatori, rientrano «in gara» Israele e Russia
Caos in Laguna La 61/a edizione della Esposizione internazionale rispecchia la baraonda del governo italiano e i conflitti internazionali. Mentre gli ispettori sono ancora a controllare i cavilli burocratici per commissariare l’istituzione guidata da Buttafuoco, dopo la riammissione della Russia, si annulla l’inaugurazione e si rimandano al 22 novembre i premi del pubblico. Intanto, il padiglione americano cerca fondi con una colletta
Con gli ispettori ancora in Laguna, spediti dal ministro Giuli (mentre, intanto, telefonava all’artista israeliano Belu Simon Fainaru per rassicurarlo che in Italia la sua opera sarà valorizzata e non discriminata), a frugare fra le carte alla ricerca di dissonanze burocratiche con cui poter commissariare la Biennale, rea di aver riammesso la Russia, arriva la notizia bomba che la Giuria internazionale ha consegnato le sue dimissioni (dal Mic assicurano che non c’entrano niente). Salta così la cerimonia di inaugurazione, il 9 maggio – dove peraltro non ci sarebbe stato Giuli che, nei giorni scorsi, aveva annunciato la sua diserzione in aperta polemica con il presidente Pietrangelo Buttafuoco. Per adesso, non sarà assegnato nessun Leone d’oro né d’argento: lo farà il pubblico durante la Mostra e i vincitori si sapranno il 22 novembre. Potranno votare i «nuovi» Leoni dei Visitatori i titolari di biglietto che avranno «perlustrato» le sedi principali (Giardini, Corderie e Arsenale) nell’arco temporale dell’apertura, dal 9 maggio al 22 novembre. Un solo voto per ciascuno dei due riconoscimenti: partecipazione nazionale e miglior artista della rassegna curatoriale In Minor Keys. Farà fede la lista ufficiale di padiglioni e ospiti «in coerenza con lo spirito fondativo della Biennale stessa basato sull’apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura. La Biennale vuole e si conferma luogo della tregua in nome dell’arte, della cultura e della libertà artistica», si legge nel comunicato dell’istituzione. Tornano allora Israele e Russia, rientrando «in gara» con l’escamotage di Buttafuoco di questi premi del pubblico, un po’ alla festival di Sanremo (ma senza televoto).
COMPOSTA da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi. la Giuria era finita nel mirino dopo aver dichiarato che non avrebbe premiato artisti rappresentanti di paesi accusati di crimini contro l’umanità (come, appunto, Russia e Israele). Il ministero degli esteri israeliano aveva subito postato su X un messaggio in cui la tacciava di «falso indottrinamento politico» in salsa «anti-israeliana». Fairanu, da parte sua, aveva risposto al boicottaggio prevedendo di ricorrere in appello e specificando che la sua era comunque «un’arte del dialogo».
Pur se l’Ue plaude alla fermezza di Giuli, lo scontro istituzionale in atto è sempre più «rumoroso», in un clima avvelenatissimo che rispecchia lo scacchiere globale dei conflitti in corso e anche le fratture profonde del governo italiano. Che proprio sulla cultura aveva puntato, insediandosi, per cancellare la famosa egemonia della «sinistra» e che sulla cultura cade – dal vaudeville di Sangiuliano alla Fenice alla gestione della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, fino alla stessa Biennale. Manca poco al Salone del libro, altro agone che si delinea minaccioso, nella baraonda totale meloniana.
NEL FRATTEMPO, in questa 61/a edizione irrequietissima, che piange la prematura scomparsa della curatrice Koyo Kouoh, dell’artista che rappresenta la Germania, Henrike Naumann, del regista Alexander Kluge (protagonista con le installazioni filmiche nella mostra della Santa Sede), il padiglione americano è costretto a chiedere fondi con una colletta. Niente sponsor per lo sconosciuto artista Alma Allen. Costituitosi con una procedura opaca e grottesca dell’amministrazione trumpiana (ne ha scritto Luca Celada su queste pagine, ndr), vede la fantomatica American Arts Conservancy che sta dietro al padiglione (fondazione no profit con sede legale che rimanda all’indirizzo della suocera della curatrice Jenni Parido), aprire una sottoscrizione sul suo sito.





