
Deux morts dans une frappe israélienne à Bchamoun, dans le Mont-Liban
24 Marzo 2026
2006, 2016, 2026: la Costituzione non si tocca
24 Marzo 2026
Mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna resta senza fondi e il supplemento di spesa per la difesa langue in un limbo procedurale, i repubblicani al Congresso cercano un escamotage tecnico per sbloccare la situazione: una seconda legge di riconciliazione di bilancio.
Il presidente della Commissione Bilancio della Camera è in trattativa informale con il suo omologo al Senato per costruire un pacchetto legislativo che includa il Pentagono e, potenzialmente, anche le agenzie preposte al controllo dell’immigrazione. La riconciliazione — strumento che consente alla maggioranza di aggirare l’ostruzionismo procedurale in Senato — appare ormai come l’unica strada praticabile. “È l’unico percorso per un supplemento alla difesa”, ha dichiarato uno dei protagonisti della trattativa, aggiungendo di non essere contrario a inserirvi anche i fondi per la sicurezza interna: “Diventerà una questione di sicurezza pubblica.”
Il nodo politico è però stretto. Il presidente Trump ha fatto sapere che non intende trattare con i democratici per riaprire i canali di finanziamento alle agenzie di sicurezza finché il Congresso non approverà il cosiddetto SAVE America Act, la legge repubblicana sulle elezioni. Una condizione che appare difficilmente realizzabile: la misura è entrata nella sua seconda settimana di “dibattito esteso” al Senato, formula che nasconde di fatto un blocco certo. Lo stesso presidente ha respinto la proposta del leader della maggioranza al Senato di scorporare i fondi per l’agenzia immigrazione e finanziarla attraverso la riconciliazione, invitando i suoi a resistere: “Non cedete. Abbiamo qualcosa di più grande.”
Sul fronte senatoriale, un gruppo di parlamentari repubblicani è stato avvistato lunedì sera alla Casa Bianca per trattative sui fondi al dicastero. Al termine dell’incontro, una senatrice dell’Alabama ha lasciato intendere che si fosse fatto “vero progresso”, pur senza fornire dettagli. Il presidente della Commissione Bilancio del Senato sta convocando i colleghi di partito per discutere la seconda riconciliazione, avendo già dichiarato: “Sono pronto ad andare avanti, comunque.”
Il problema delle coperture resta centrale. Qualunque pacchetto, avvertono i conservatori, dovrà essere finanziato. Sul tavolo ci sono tagli agli sprechi, revisioni dei pagamenti impropri, entrate da dazi doganali e modifiche ai trasferimenti previsti dalla riforma sanitaria. “Non sarà solo difesa”, ha precisato il responsabile del bilancio alla Camera. “Dovrà avere compensazioni in risparmi.”
Il tempo, però, stringe. “Abbiamo al massimo sessanta, novanta giorni”, ha ammesso lo stesso negoziatore. “Bisogna chiudere prima del 4 luglio.” Una scadenza simbolica, quella della festa nazionale americana, che rischia di trasformarsi in un test sulla coesione della maggioranza repubblicana — e sulla tenuta di un’architettura di bilancio sempre più sfilacciata.





