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25 Marzo 2026Il Monte si affida a Palermo. Ma la vera partita è altrove
di Pierluigi Piccini
Il Corriere di Siena titola oggi “Il Monte si affida a Palermo” con quella soddisfazione narrativa che accompagna sempre le storie di successione ai vertici: arriva il nuovo, parte il vecchio, e tutto sembra tornare in ordine. Ma vale la pena leggere tra le righe di questa vicenda, perché ciò che non viene detto conta quanto ciò che si dice.
Fabrizio Palermo, attuale ad di Acea, è il candidato unico del cda per la poltrona di amministratore delegato di Monte dei Paschi. Candidato unico: la formula merita attenzione. Non è una rosa, non è una terna, non è una selezione aperta. È una scelta già compiuta dal board che chiede all’assemblea del 15 aprile di ratificare ciò che è già stato deciso. L’assemblea dei soci diventa, nella sostanza, un passaggio cerimoniale. Il sovrano incoronerà chi il cortigianato ha già scelto.
Palermo vanta un curriculum solido — Morgan Stanley, McKinsey, Fincantieri, Cassa Depositi e Prestiti, poi Acea — ed è molto apprezzato dai fondi internazionali, ci dicono i giornali. Bene. Ma proprio questa biografia ci racconta qualcosa di importante sul tipo di banca che MPS sta scegliendo di diventare: un istituto il cui profilo ideale di guida è un manager dalla formazione anglosassone, abituato alle grandi organizzazioni, orientato alla “trasformazione industriale e all’evoluzione strategica.” Niente di necessariamente sbagliato, per carità. Ma è una direzione, non una neutralità.
La vera notizia, però, è Luigi Lovaglio. Il cda lo ha di fatto estromesso — “per una differenza di vedute strategiche con il gruppo Caltagirone,” scrivono i giornali con elegante understatement. Ora Lovaglio non rinuncia e si presenta lo stesso all’assemblea, sfidando la lista ufficiale del board con il supporto di un azionista fermo all’1,27% del capitale. È una mossa di orgoglio, forse di principio, ma anche una sconfitta annunciata. La partita era già giocata prima che cominciasse.
Qui si tocca il punto vero: Caltagirone. Il costruttore romano, primo azionista privato della banca senese, ha esercitato un peso decisivo nella scelta del successore. Il Corriere di Siena lo cita en passant, quasi fosse un dettaglio biografico di Palermo. Ma non è un dettaglio: è la chiave di lettura dell’intera operazione. Chi decide davvero a Siena? Chi siede al tavolo con diritto di parola reale? La risposta, da qualche anno, non abita più in riva all’Arbia.
Resta l’assemblea del 15 aprile. Quella che formalmente assegnerà l’ultima parola. Ma nelle assemblee in cui esiste un candidato unico sostenuto dal board e da un azionista forte, le ultime parole sono già state pronunciate altrove, a voce bassa, in stanze che i giornali non descrivono.





