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C’è qualcosa di teatrale e insieme di preoccupante nel modo in cui il Senato americano sta gestendo il finanziamento del Dipartimento per la Sicurezza Interna. Repubblicani e democratici si fronteggiano in un duello di sguardi, ciascuno in attesa che sia l’altro a cedere per primo.
La posta in gioco è concreta: pagare i lavoratori della TSA, mantenere operativa la FEMA, garantire le funzioni della Guardia Costiera. Eppure il meccanismo si è inceppato su un nodo politico che va ben oltre la gestione amministrativa ordinaria: i fondi destinati all’ICE, l’agenzia per l’immigrazione e i controlli doganali.
I democratici non vogliono lasciare carta bianca all’esecutivo sull’utilizzo di quelle risorse. La loro posizione, ribattezzata dai repubblicani come un’improvvisa “richiesta di nuove garanzie”, è in realtà — sostengono — una semplice chiarificazione: nessun dollaro aggiuntivo per le operazioni di enforcement dell’ICE senza vincoli precisi. Il punto tecnico che sta bloccando tutto riguarda la commistione tra Homeland Security Investigations e le operazioni di rimpatrio forzato: quando il personale dell’una viene impiegato nell’altra, le “guardrail” richieste diventano illusorie.
I repubblicani rispondono con irritazione crescente, accusando i democratici di aver spostato i paletti di un accordo già raggiunto. La minaccia che risuona nei corridoi è quella del pericolo per la sicurezza pubblica: se il dipartimento resta senza fondi, le conseguenze le pagano i cittadini.
Sullo sfondo, la proposta di Thune di portare in aula un testo parziale — TSA, FEMA, Guardia Costiera finanziati subito, ICE rinviato a un successivo pacchetto di riconciliazione — sembra destinata a non raggiungere la soglia dei sessanta voti necessari.
È la geometria classica di un sistema politico che funziona per crisi programmate: il bipartitismo come tattica del bordo del precipizio, in cui si vince non trovando soluzioni ma costringendo l’avversario a sembrare il responsabile del collasso. Nel frattempo, dietro le quinte democratiche, si apre un’altra frattura: quella sull’etica interna, su fino a dove spingere la lealtà di partito di fronte a procedimenti penali in corso contro esponenti dello stesso schieramento. Anche lì, nessuno è a proprio agio. Nessuno parla fuori dai denti.
L’America politica, in questo inizio di primavera 2026, somiglia a un edificio in cui molte stanze bruciano in silenzio.





