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La Fondazione Santa Maria della Scala annuncia oggi la proroga fino al 3 maggio del percorso dedicato al Vecchietta. Una parola sola, ma sbagliata. O meglio: scelta con cura.
Proroga presuppone un evento con una scadenza, prolungato perché ha funzionato. Il problema è che non c’è nessuna mostra da prorogare. Quella mostra — la prima mai realizzata sul Vecchietta, annunciata in grande stile a giugno 2024 con la Frick Collection di New York come partner, sette istituzioni senesi nel comitato promotore, le opere disperse riunite per la prima volta — non si è mai fatta. Il 25 ottobre 2025 ha aperto tutt’altro: un riallestimento degli spazi monumentali esistenti, con le opere già del museo, senza nessun prestito da nessuno. La narrazione ufficiale ha trasformato il cambio di rotta in scelta virtuosa — “sostenibilità”, “permanenza”, niente mostre effimere — e i giornali hanno rilasciato senza controllare.
Ora la parola “proroga” completa l’operazione. Nella testa di chi legge si deposita l’idea che ci sia stata una mostra, che abbia avuto successo, e che venga estesa. La sostituzione è perfetta: prima hai sostituito la mostra con il riallestimento chiamandola “scelta strategica”, poi prolunghi il riallestimento chiamandolo “proroga”. La mostra che non c’è è stata prorogata.
Restano domande senza risposta. Quanto è costata la prima idea, quella abbandonata? Chi ha pagato la progettazione, i contatti con le istituzioni, il lavoro preparatorio? E la Frick — che aveva costruito un progetto complementare su quella mostra — che ha detto? Nessuno lo chiede. E forse è questo il vero successo dell’operazione.





