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A quarantotto ore dall’udienza concessa da Papa Leone XIV al Segretario di Stato americano Marco Rubio — prevista giovedì 7 maggio alle 11.30 al Palazzo Apostolico — Donald Trump ha scelto di rinnovare il proprio attacco al Pontefice, tornando su un’accusa che ha già fatto il giro del mondo: il Papa “preferirebbe dire che va bene che l’Iran abbia un’arma nucleare”, e per questo “sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone”. Le parole sono state pronunciate in un’intervista all’emittente Salem News Channel, palcoscenico tutt’altro che neutro: Salem è l’emittente di riferimento del sionismo cristiano americano, e la scelta non è casuale — è il segnale teologico rivolto alla base evangelica MAGA. Open + 2
Il problema è che l’accusa è, nei fatti, una falsificazione. Leone XIV non ha mai affermato che l’Iran debba dotarsi di armi nucleari. Al contrario: la Santa Sede condanna in modo inequivocabile non solo l’impiego ma anche il possesso delle testate nucleari da parte di qualunque Stato, e “Fratelli tutti” definisce la loro eliminazione totale come un «imperativo morale e umanitario». Il Papa lo ha ricordato lui stesso, fermandosi davanti ai microfoni all’uscita da Villa Barberini: “Se qualcuno vuole criticarmi perché annuncio il Vangelo, che lo faccia con la verità. La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio”. Globalist + 2
È una risposta netta, ma che non vuole essere uno scontro. Il Vaticano non rinuncia alla logica del dialogo: l’ambasciatore americano Brian Burch ha preannunciato che Rubio e Leone XIV avranno “una conversazione franca sulla politica statunitense”, perché “le nazioni hanno disaccordi, e uno dei modi per superarli è la fraternità e il dialogo autentico”. Il cardinale Parolin, da parte sua, ha chiuso con una sola frase: il Papa ha già risposto, e quella risposta è profondamente cristiana. Il Sussidiario
Sullo sfondo c’è qualcosa di più ampio della polemica del giorno. Con l’approssimarsi del voto di midterm, si fa pressante l’urgenza per i repubblicani di riconquistare la base cattolica — un settore importante dell’elettorato MAGA — perplessa dalle tensioni in corso. Rubio, il più pragmatico dell’amministrazione, viene a Roma anche per questo. Ma Trump, con l’ultima bordata, sembra voler mettere in chiaro che nessun riavvicinamento diplomatico va letto come una resa. È il metodo del “bastone e carota”: non vuole che la visita di Rubio sia interpretata come un cedimento. AvvenireAvvenire
Leone XIV non si muove da quella che Parolin ha chiamato «la sua strada». Lo ha detto con la semplicità di chi non ha bisogno di alzare la voce: «Ho sempre pensato che è molto meglio entrare in dialogo invece di aiutare l’industria delle armi». È una posizione che non è politica nel senso contingente del termine — è magistero. Ed è esattamente per questo che disturba.





