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6 Maggio 2026Madia lascia il Pd in attesa della nuova Margherita
Camera La deputata entra nel gruppo di Iv, ma sullo sfondo ci sono le mosse al centro di Delrio
Marianna Madia ha lasciato il partito e il gruppo del Pd alla Camera e si è iscritta, come indipendente, al gruppo di Italia Viva. Una decisione non tanto contro Elly Schlein, bensì una mossa per forzare la mano a quei tanti soggetti, interni ed esterni al Pd – da Graziano Delrio a Ernesto Ruffini – che da mesi si muovono in un’area che sembra alludere alla nascita di una nuova Margherita.
Ieri la parlamentare, che è stata tra i fondatori del Pd di Veltroni nel 2007, ed è stata ministra con i governi Renzi e Gentiloni, ha avvertito della propria scelta la capogruppo del Pd Chiara Braga. «Amici – ha poi scritto nella chat dei riformisti del Pd – provo da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra.
Sempre uniti per lo stesso obiettivo: liberare l’Italia da questo pessimo governo. Vi abbraccio tutti». L’adesione di Madia è quindi al gruppo parlamentare di Iv, e non al partito, come spiegato dalla stessa deputata. «I riformisti del centrosinistra – ha commentato Matteo Renzi – vogliono costruire una casa diversa ma collegata e complementare al Pd. Perché il centrosinistra vinca serve un polo riformista forte e solido».
«STO SCOMMETTENDO, non alla cieca ma razionalmente – ha detto Madia a Repubblica.it – sull’allargamento e il rafforzamento del centrosinistra in un’area che sarà decisiva per la vittoria della coalizione progressista alle prossime politiche. È stata la stessa segretaria Elly Schlein a dire per prima che il Pd da solo non è sufficiente: servono alleanze con tutte le forze, civiche, oltre che politiche, per offrire un progetto di alternativa alla destra. E allora io vado dove si determinerà lo scontro elettorale: non in Italia viva, bensì in qualcosa di più grande e diverso, dove certo Matteo Renzi giocherà un ruolo importante, ma che sarà utile allo scopo solo se ci saranno anche altre e altri».
E sono proprio a queste «altre e altri», che finora non hanno compiuto la scelta definitiva auspicata da Madia, che è rivolta la sua decisione. Proprio ieri Ruffini era a Verona con il sindaco della città scaligera Damiano Tommasi e quello di Milano Beppe Sala, due primi cittadini civici, e il 7 maggio sarà a Modena assieme ad alcuni amministratori locali.
Il 12 maggio sarà la volta dell’assemblea nazionale dei comitati territoriali di Progetto civico Italia, promossa dall’assessore capitolino Alessandro Onorato.
MA È COMUNITÀ DEMOCRATICA, l’associazione di cattolici democratici promossa da Graziano Delrio, quella finora più strutturata e quella a cui la sollecitazione di Madia appare maggiormente indirizzata. L’associazione terrà il 16 maggio a Roma la seconda Assemblea nazionale, dopo quella del 18 gennaio dell’anno scorso a Milano, con Romano Prodi e Pierluigi Castagnetti. E Prodi sarà l’ospite d’onore anche all’appuntamento romano, che fa seguito ad una serie di altri eventi regionali, come si può vedere nel vivace blog dell’associazione. Per ora, tuttavia, Comunità democratica si muove ancora a livello di proposta e progetto, visto che è nata esattamente con lo scopo di supplire l’evanescenza del Pd in termini di proposta.
AL CENTRO dell’appuntamento del 16 a Romaci sarà il rilancio del green deal europeo, per un grande investimento nelle rinnovabili, che la guerra in Iran ha dimostrato essere indispensabili per la nostra autonomia energetica; e poi ancora l’Europa federale.
Il convegno sarà organizzato assieme ad altre associazioni cattolico democratiche, che si sono già misurate in elezioni regionali o amministrative (Demos nel Lazio e altre regioni del centro Italia, Per in Campania, Campo Base in Trentino, Basilicata casa comune). Una scelta quest’ultima che sembra alludere proprio a una possibile nuova Margherita. Delrio al momento lavora ancora a livello di proposta per verificare la possibilità di influenzare da dentro il Pd.
IL MOMENTO DELLA VERITÀ sarà in autunno quando si arriverà alle primarie o a definire una piattaforma del partito per le elezioni. Se Schlein presenterà una piattaforma massimalista la rete creata da Delrio dovrà decidere. Il senatore dem infatti ha attorno a sé molti consiglieri regionali o comunali campioni di preferenze, ex parlamentari del Pd, docenti universitari e esponenti dell’associazionismo. Una decisione niente affatto pacifica.





