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L’Italia si sveglia con quattro città in bollino rosso. Bologna, Firenze, Roma e Torino: il ministero della Salute segnala il massimo livello di allerta per ondate di calore. Maggio che brucia come luglio, e i sindacati lanciano l’allarme per i lavoratori nei cantieri e all’aperto, spesso operativi in condizioni limite. Il caldo non è notizia solo meteorologica: è la fotografia di un paese che continua a trattare l’emergenza climatica come un imprevisto invece che come la nuova normalità. Nelle principali città italiane, tra il 2000 e il 2024, sono stati censiti 188 eventi alluvionali, e le ondate di calore crescono di anno in anno. Eppure ogni estate sorprende, come la prima volta.
Il giorno prima, a Roma, Giorgia Meloni parlava all’assemblea di Confindustria. L’Unione europea deve “fare meno e meglio”, smettere di essere un gigante burocratico, e riconoscere all’Italia la stessa flessibilità prevista per la difesa — questa volta però sugli investimenti energetici, che le tensioni nello Stretto di Hormuz e la crisi iraniana hanno reso improvvisamente urgenti. Giorgetti chiede una deroga dell’1,5% sul Patto di Stabilità per difesa ed energia e si dice convinto di essere nel giusto. La formula si è fatta ritornello: invocare deroghe, spostare la responsabilità su Bruxelles, presentare l’eccezione come regola. Il tutto mentre il rapporto Istat 2026 fotografa un paese con un PIL cresciuto solo dello 0,5% nell’ultimo anno, un potere d’acquisto delle famiglie ancora inferiore all’8,6% rispetto al 2019, e un tasso di natalità che ha toccato nel 2025 quota 355.000 nascite — quarantamila meno che nel 2022, nonostante anni di politiche pro-famiglia.
A Milano, intanto, un ragazzo di ventidue anni è morto sul binario 6 della stazione Certosa. Si chiamava Gianluca Ibarra Silvera, nato in Italia da famiglia ecuadoregna, lavorava nel settore degli allestimenti. Era con il fratello e un amico quando un gruppo di una decina di persone, alcune con il volto coperto, li ha accerchiati. Dalle parole alle bottiglie infrante, dalle bottiglie ai coltelli. Il fendente alla coscia ha reciso l’arteria femorale. Il padre, arrivato sul posto dopo la morte del figlio, ha detto: “Questo è il loro territorio.” Il sindaco Sala ha invocato più rigore. Il governo ha immediatamente riacceso lo scontro sulla sicurezza. La macchina politica della strumentalizzazione è partita in pochi minuti, ancora una volta, come già era accaduto a Modena dieci giorni prima — dove Salvini aveva chiesto di revocare la cittadinanza all’aggressore che era italiano di nascita e di vita.
Al parlamento invece si lavora sulla legge elettorale. Il centrodestra ha depositato un nuovo testo — il cosiddetto Bignami bis — con il premio di governabilità portato al 42% e l’aula calendarizzata per il 26 giugno. Le opposizioni protestano: il testo è sbucato in commissione la sera prima, non c’è stato tempo di leggerlo, si procede con forzature. Il Pd parla di arroganza istituzionale, la stessa già vista sulla riforma della giustizia poi sconfitta al referendum. Il centrodestra risponde che si sono tenute settanta audizioni. Ognuno ha le proprie ragioni procedurali. Ma la questione vera è un’altra: si cambia la legge elettorale nell’ultimo anno di legislatura, costruendo un sistema proporzionale con premio che gonfia la maggioranza anche a chi prende un solo voto in più. Zerocalcare, in un’intervista che circola stamattina, dice che a quarant’anni ha ancora bisogno dei genitori per accendere un mutuo. Il paese reale e il paese dei capigruppo viaggiano su binari che non si incrociano mai.
Il rapporto annuale dell’Istat descrive un’Italia in cui il 37% delle famiglie è composta da una persona sola, e in cui le coppie con figli sono scese al 28%. Non è solo un dato demografico. È la mappa di una solitudine strutturale che nessun decreto-sicurezza e nessun premio di governabilità riescono a toccare. Il caldo batte sui cantieri, i ragazzi muoiono nelle stazioni, e in parlamento si discute di soglie e ballottaggi. Tutto insieme, nello stesso giorno, senza che nessuno sembri avvertire la distanza.





