
Corpi vuoti, mondi futuri, dissidenze
24 Maggio 2026
Adventure and Melancholy
24 Maggio 2026
Cinque letture per una settimana che non si lascia semplificare
C’è una settimana di cultura italiana ed europea che si chiude con cinque pezzi apparentemente eterogenei — un podcast marxista, una riflessione sul Salone del Libro, un j’accuse contro i data center, un caso editoriale intorno a Sally Rooney, un ritratto di Tiago Rodrigues — e che invece, a guardarli insieme, disegnano una mappa comune: il problema della posizione. Dove ci si mette, da che parte si sta, quando il mondo chiede di scegliere.
Salvatore Cannavò con Marx Reloaded sul Fatto Quotidiano fa da anni un lavoro che la cultura italiana fatica a riconoscere nel suo valore: tenere Marx nella conversazione pubblica senza renderlo un’icona da sacrestia né un fantasma da esorcizzare. Il titolo del podcast dice già tutto — reloaded, non riabilitato — perché non si tratta di assolvere un pensatore ma di verificarne la tenuta analitica nel presente. E il presente, con la sua accumulazione di crisi sistemiche sovrapposte, offre materia abbondante. Chi ascolta Pagina 3 sa che Cannavò non comanda le risposte: apre le domande, che è il gesto intellettuale più utile che esista.
Dal Salone del Libro di Torino — appena concluso — arriva su Lucy la riflessione che ci voleva: l’editoria e i tassisti. Il parallelo è feroce nella sua semplicità. I tassisti sono il caso esemplare di una categoria che ha resistito alla disruption tecnologica con argomenti corporativi, proteggendo rendite di posizione invece di riorganizzare il senso del proprio lavoro. L’editoria — sostiene il pezzo del 19 maggio — rischia lo stesso errore: celebrare se stessa al Salone, costruire cattedrali di carta in un momento in cui la questione non è difendere il libro ma capire cosa significa ancora leggere, e per chi, e con quali mediazioni. La critica è scomoda perché viene dall’interno, da chi ama i libri abbastanza da non volerli proteggere sotto una campana di vetro.
Rivista Studio il 20 maggio pubblica un pezzo dal titolo lapidario: O il data center o la vita. È la questione che conosco bene dal versante amiatino — l’energia geotermica come risorsa contesa tra logica estrattiva e progetto territoriale — ma qui il registro si allarga a scala globale. I data center consumano acqua, energia, suolo: sono l’infrastruttura invisibile del capitalismo cognitivo, il luogo fisico dove si materializza ogni clic, ogni prompt, ogni transazione finanziaria. Che Studio abbia scelto questo titolo così diretto segnala che il tema è uscito dalle riviste specializzate ed è entrato nella conversazione culturale larga. Bene. Il ritardo è già costato molto.
Il caso Sally Rooney — riportato dal Post il 21 maggio — è invece una di quelle vicende che sembrano semplici e non lo sono. L’autrice irlandese di Intermezzo ha accettato di far tradurre il romanzo in ebraico, ma scegliendo una casa editrice israeliana che sostiene esplicitamente i diritti dei palestinesi. Non è la resa che qualcuno si aspettava dopo le sue posizioni pubbliche, né la coerenza assoluta che altri le richiedevano: è qualcosa di più complicato e, forse, più onesto. La scelta di dove pubblicare come gesto politico è una forma di agency editoriale che raramente si vede con questa consapevolezza. Si può discutere se basta. Ma va riconosciuto che non è indifferenza.
Chiude la settimana Tiago Rodrigues su Doppiozero, ritrattato il 22 maggio con quella formula che dice già molto: col cuore, da lontano. Il direttore del Festival d’Avignone è portoghese, guida la principale istituzione teatrale francese, lavora in una lingua che non è la sua con una legittimità che non è scontata. Il pezzo — che immagino denso come sa essere Doppiozero nelle sue cose migliori — tocca la questione della distanza come condizione creativa. Non esilio, non nostalgia: distanza come postura critica, come modo di vedere ciò che chi sta dentro non riesce a vedere. È una lezione che vale oltre il teatro.
Cinque letture, una domanda: dove ti metti? Cannavò risponde con Marx. Lucy con la critica all’ombelicalismo editoriale. Studio con il corpo della terra. Rooney con una scelta editoriale chirurgica. Rodrigues con la distanza consapevole. Nessuno ha la risposta giusta. Tutti stanno cercando la posizione giusta da cui farla.





