
Una compagnia nata dall’amore
30 Luglio 2026
C’è una parola che torna, in questi giorni, sotto la penna degli analisti: uncharted territory, territorio inesplorato. La usano per dire che la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran — con i raid statunitensi e sauditi in Iraq, e la minaccia di una risposta che potrebbe colpire perfino l’Arabia Saudita — ha portato la regione oltre il confine delle mappe conosciute. Ma la formula dice più di quanto vorrebbe. Dice che siamo entrati in un tempo in cui gli strumenti con cui abbiamo imparato a leggere la guerra non funzionano più.
Il segno più chiaro è l’incertezza sull’autore. Chi ha colpito? Le fazioni della resistenza irachena, o qualcun altro che si nasconde dietro di esse — al punto che a Baghdad ci si chiede se dietro i droni non ci sia addirittura una mano ucraina? Quando il cessate il fuoco viene rotto e nessuno rivendica con nettezza, quando l’attacco si compie per interposta persona e per macchina volante senza volto, la guerra perde la sua vecchia grammatica. Non c’è più il fronte, non c’è più la firma. C’è la deniability, la possibilità permanente di negare, che è il vero territorio inesplorato: uno spazio in cui l’atto si separa dall’autore, e la responsabilità evapora prima ancora di potersi nominare. Baghdad ne esce imbarazzata, il controllo delle armi si complica, e i progetti di sviluppo — cioè il futuro concreto di una popolazione — restano ostaggio di una violenza che nessuno vuole intestarsi.
L’Egitto è la figura di questo equilibrio impossibile. Deve tenere insieme troppe cose per poterle tenere davvero, e mentre lo fa, nel porto di Damietta un incendio divampa su alcune navi di rigassificazione e stoccaggio. Nessuna vittima, per fortuna. Ma l’immagine è di quelle che parlano da sole: il fuoco che attacca proprio l’infrastruttura del gas, il nodo dove l’energia diventa merce e geografia diventa potere. Chi, come noi, ragiona da anni sul fuoco che viene da sotto — il calore della terra come risorsa e come identità — non può non cogliere il rovescio: qui il fuoco viene da fuori, incendia i depositi, e ricorda che l’energia, quando smette di essere metabolismo di un luogo e diventa solo flusso da contendersi, si porta dietro la guerra.
E poi c’è il fuoco vero, quello che l’Europa conosce ogni estate di più. L’Unione avverte che il rischio di incendi boschivi si sta spostando verso est, verso l’Italia e la Grecia. In Grecia sono già morti tre vigili del fuoco, e villaggi interi sono stati evacuati mentre le fiamme correvano tra foreste secche come esca. Tre uomini che hanno perso la vita per difendere un bosco: è la cronaca che ci riguarda più da vicino di ogni altra, perché parla la lingua dei nostri crinali. Il rischio che «si sposta verso est» non è una metafora meteorologica, è il modo in cui il cambiamento climatico ridisegna la carta della vulnerabilità, e ci dice che il prossimo confine di questa guerra non dichiarata passa dalle nostre parti.
Sullo sfondo, due notizie che sembrano minori e invece chiudono il cerchio. La Francia espelle una propagandista russa e indurisce il tono contro le ingerenze: è la conferma che il fronte, ormai, è anche quello dell’informazione, dove si combatte per il controllo di ciò che una comunità crede vero. E Infantino che progetta di «vendere» il Mondiale, di privatizzare gli asset del calcio, con l’Uefa che insorge: apparentemente un fatto di sport, in realtà l’ennesimo capitolo della stessa storia — l’idea che tutto, anche il rito collettivo più popolare, possa essere trasformato in un contratto tra pochi anziché restare un patto tra molti.
È questo, alla fine, il filo che tiene insieme una rassegna altrimenti dispersa. Da un capo all’altro della carta — dai droni senza firma sopra l’Iraq al Mondiale messo in vendita, dal gas che brucia a Damietta ai boschi che bruciano in Grecia — corre la stessa erosione: quella di ogni forma di appartenenza condivisa, sostituita da flussi, da mercati, da violenze anonime. Il territorio inesplorato non è solo geopolitico. È la condizione di chi non sa più a chi appartiene ciò che gli sta intorno.





