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16 Settembre 2026Caso David Rossi, la commissione entra nella fase forense: simulazione al Foro Italico e nuove audizioni
A tredici anni dalla morte di David Rossi, l’inchiesta parlamentare bis sul caso dell’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi cambia registro. Dopo una lunga stagione istruttoria fatta di documenti, tabulati e testimonianze, la commissione presieduta da Gianluca Vinci si prepara a due appuntamenti che spostano il baricentro dal terreno delle carte a quello della dinamica materiale: la ricostruzione fisica della caduta e la lettura scientifica delle tracce di sangue.
Il manager morì il 6 marzo 2013, precipitando dalla finestra del suo ufficio nella sede senese della banca. Per anni la vicenda è stata archiviata come gesto volontario. Nel marzo 2026 la commissione, con la relazione di metà mandato approvata all’unanimità dai presenti, ha capovolto quella lettura: esclusa in via definitiva l’ipotesi del suicidio, si è preso atto — sulla base delle perizie del tenente colonnello del Ris Adolfo Gregori e del medico legale Robbi Manghi — di un intervento di terzi. La pista che ne è derivata è quella di un’aggressione nell’ufficio, una colluttazione e infine il corpo trattenuto fuori dalla finestra: una minaccia finita nel modo peggiore. In parallelo, la procura di Siena ha riaperto un fascicolo.
Il primo dei due passaggi tecnici è fissato per il 28 settembre al Foro Italico, grazie alla disponibilità dell’Università. Verrà simulata l’uscita dalla finestra utilizzando la ricostruzione già realizzata e la collaborazione di una figura dalla corporatura analoga a quella di Rossi — un metro e settanta per circa settanta chili. Per evidenti ragioni di sicurezza l’esperimento non riprodurrà l’altezza reale, stimata in quattordici o quindici metri, ma si svolgerà a un paio di metri da terra. L’obiettivo è verificare la traiettoria del corpo rispetto alla sbarra della finestra — se sia passato sotto o sopra, se il volto vi fosse schiacciato — e, con esso, chiarire se Rossi fosse cosciente in quel momento. È il nodo che distingue le due letture opposte della vicenda. Il giorno successivo, il 29 settembre, sarà depositata e resa nota in diretta web la perizia sui fazzoletti sporchi di sangue: un altro punto rimasto irrisolto, che potrebbe dire se quel sangue racconti ferite anteriori alla caduta.
Attorno a questi accertamenti prosegue il fronte delle audizioni, che nelle ultime settimane ha ricomposto la scena di quella sera e allargato lo sguardo al contesto. Sono stati ascoltati la vedova Antonella Tognazzi, da sempre contraria alla tesi suicidaria, e l’ex direttore finanziario Bernardo Mingrone. Il 15 settembre si è svolta a porte chiuse l’audizione di Giuseppe Giglio, collaboratore di giustizia dell’inchiesta antimafia “Aemilia” sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Emilia-Romagna: un passaggio legato alla pista di Viadana, nel Mantovano, e a un documento riscontrato sul cellulare aziendale di Rossi, su cui la commissione mantiene il massimo riserbo. Il 22 settembre toccherà all’imprenditore Antonio Muto, nome ricorrente nella vicenda: la persona convocata ha sempre negato alla stampa di essere il “sedicente Muto” che anni dopo la morte del manager riferì un retroscena all’allora legale della famiglia, e la commissione intende chiederglielo ufficialmente, sotto giuramento.
Nelle prossime settimane è atteso anche un nome inatteso, quello di Gabriele Ceccherelli, detto “Zena”, vecchia gloria del calcio storico fiorentino, il cui inserimento nella rosa dei soggetti da ascoltare non è ancora stato spiegato pubblicamente.
Il quadro che ne emerge è quello di una commissione che, lungi dall’archiviare i dubbi, li rilancia su un terreno dove nessuna verità giudiziaria aveva finora chiuso davvero la partita: quello, insieme fisico e finanziario, dove il corpo di un uomo e il funzionamento di una banca continuano a intrecciarsi.





