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16 Ottobre 2026Siena, la commissione Scuola salta per una resa dei conti nel centrodestra e a pagare sono le famiglie del San Bernardino
Ieri mattina, a Palazzo Berlinghieri, la commissione Cultura e Scuola del Comune di Siena doveva discutere la riorganizzazione degli istituti comprensivi dopo la chiusura del San Bernardino, cioè la redistribuzione dei plessi tra Jacopo della Quercia, Cecco Angiolieri e Federico Tozzi. Una questione che riguarda centinaia di famiglie. Erano presenti l’assessore Loré, i consiglieri di maggioranza e di opposizione e i dirigenti delle tre scuole. Dopo quarantacinque minuti la seduta è saltata per mancanza del numero legale: assente Monica Crociani di Fratelli d’Italia, e non per distrazione.
La presidente Maria Antonietta Campolo, eletta con FdI, è passata a Futuro Nazionale di Vannacci dichiarando un sostegno esterno al sindaco Fabio, ma in commissione Affari generali ha votato con le minoranze sul PalaOrlandi. Per FdI non può più occupare una presidenza nata dagli accordi di coalizione. Da qui l’ultimatum: o si dimette o la commissione non esiste più. Campolo replica che boicottando lei si danneggia Siena.
Entrambe le posizioni hanno una parte di ragione. Le presidenze non sono proprietà personali e, quando l’equilibrio politico si rompe, è normale ridiscuterle. Ma il metodo scelto è il peggiore possibile. Una commissione è un luogo di controllo democratico e di confronto con la città, non uno strumento di partito. Usarla come ostaggio trasforma un conflitto interno in un costo pubblico, e quel costo ieri aveva i volti dei dirigenti scolastici andati via senza aver potuto parlare e delle famiglie che aspettano risposte.
Il paradosso è evidente: l’ultimatum non colpisce Campolo, che resta al suo posto, ma la funzione stessa del Consiglio. Chi governa dovrebbe garantire il funzionamento delle istituzioni, non bloccarle per regolare i propri conti. Non sorprende che l’opposizione si chieda se questa maggioranza esista ancora.
Anche perché l’episodio non è isolato. Lo stesso giorno Sena Civitas ha preso le distanze dalla Fondazione Turismo Siena, progetto centrale dell’assessora Vanna Giunti, espressa proprio da quella lista. È un film già visto. Con De Mossi, Sena Civitas portò in Giunta Francesca Appolloni e dopo pochi mesi ne chiese le dimissioni; lei rispose che l’assessore risponde al sindaco, non alla lista, e restò al suo posto, mentre il movimento finiva all’opposizione. Oggi lo schema si ripete: una lista che indica un’assessora e poi la contesta in pubblico. È il segno di un centrodestra in cui il rapporto tra forze politiche e Giunta non regge, e le tensioni, invece di essere composte, si scaricano sulle istituzioni.
Una maggioranza può dividersi, ma deve farlo alla luce del sole, senza far pagare ai cittadini il prezzo della propria incapacità di decidere. La sindaca Fabio deve scegliere se ricomporre la coalizione su basi chiare o prendere atto che quella uscita dalle urne non c’è più. Intanto il nodo del San Bernardino resta irrisolto, e le famiglie aspettano.





