
Mps, con il via libera della Bce Messina parla di azionisti e di Generali, non di Siena: per questo le garanzie per la città vanno chieste adesso
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28 Ottobre 2026Coppini, il notaio della garanzia diventato uomo di parte: l’intuizione sul futuro di Siena poteva avere senso, il metodo l’ha bruciata
Di Pierluigi Piccini
Quando la Deputazione generale lo elesse all’unanimità, nella primavera scorsa, Riccardo Coppini fu presentato come la figura condivisa e di garanzia che doveva incarnare il nuovo corso della Fondazione Mps. Un notaio stimato, conoscitore dell’ente, abituato per mestiere a lavorare dietro le quinte. Lui stesso si era descritto come uno che parla dopo aver fatto, e spesso fa senza parlare. Ancora il 2 settembre difendeva il silenzio come la scelta migliore sulla vicenda del Monte.
In poche settimane quel profilo si è rovesciato. Il 16 ottobre una nota a sua firma annuncia l’intenzione di proporre una valutazione positiva dell’Opas di Intesa, prima che gli organi si pronuncino. La Deputazione generale lo sconfessa all’unanimità. Lui rilancia alla Camera di Commercio: città arroccata su posizioni indifendibili, bisogna essere senesi con intelligenza, e a sostegno della propria senesità i due Palii vinti e il ruolo di capitano. Poi la consultazione con gli altri quattro deputati, tutti contrari, l’ombra delle dimissioni, infine la smentita in serata.
Sarebbe ingeneroso ridurre tutto a un’uscita infelice. Nella sostanza Coppini dice una cosa che ha una parte di verità: Siena ha opposto all’Opas una bandiera, non una strategia, e una Fondazione con lo zero virgola venti non può pensare di fermare la storia. Ma un’intuizione, in un’istituzione, vale quanto il metodo con cui la si porta avanti. E il metodo è stato quello sbagliato.
Un presidente di garanzia non anticipa da solo la posizione dell’ente. Non usa il prestigio personale, nemmeno quello conquistato in Piazza, come argomento in una discussione che riguarda il futuro di una banca e di migliaia di lavoratori. E soprattutto, se decide di aprire a Intesa, non lo fa a mani vuote. La sua nota parlava di ruolo significativo per l’economia senese e di rapporto virtuoso con le fondazioni azioniste, senza una sola condizione: nulla su funzioni direzionali, occupazione, marchio, ruolo dell’ente. Ha occupato un vuoto senza riempirlo.
Il risultato è che oggi Coppini è isolato e la sua posizione, che avrebbe potuto aprire una trattativa seria, è diventata un caso personale. Ha fatto bene a escludere le dimissioni: una Fondazione decapitata alla vigilia dell’assemblea sarebbe stata un danno per tutti. Ora però gli tocca la parte più difficile, quella che il suo mestiere conosce meglio di ogni altro: rappresentare con lealtà la decisione della maggioranza, e mettere la propria competenza al servizio di ciò che manca ancora, un testo scritto di richieste a Intesa e Unipol, pronto per qualunque esito.
Il notaio, in fondo, è colui che dà forma vincolante alla volontà delle parti. È di questo che la Fondazione ha bisogno.





