
Mps, perché la difesa civile di Siena non è bastata a salvare il Monte
30 Ottobre 2026
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30 Ottobre 2026Mps, Siena ha ancora carte da giocare: dove si decide il futuro della banca, con chi trattare e con quali strumenti
Pierluigi Piccini
Il voto di giovedì ha chiuso ogni alternativa all’offerta di Intesa Sanpaolo, e la Bce aveva già dato il suo via libera due giorni prima. Mancano l’approvazione della Consob al Documento di Offerta e il provvedimento dell’Antitrust, che però non impedisce l’avvio: le adesioni potrebbero aprirsi nella seconda metà di novembre. Sarebbe sbagliato leggere questo calendario come una condanna. La partita per Siena non è finita, si è spostata, e conviene capire dove.
Il punto decisivo è l’accordo tra Intesa e Unipol. Dopo l’Opas, una banca con circa 635 filiali del Monte, il marchio e gran parte delle strutture centrali passerà a Unipol per essere fusa con Bper. Intesa terrà invece circa 625 filiali e Mediobanca. Il perimetro sarà definito solo a offerta conclusa, la cessione è prevista nella seconda metà del 2027 e l’ingresso in Bper nel 2028. Il futuro di Rocca Salimbeni, insomma, si deciderà più a Bologna e a Modena che a Torino, e i veri interlocutori sono Carlo Cimbri e Gianni Franco Papa. Qui sta la prima ragione di speranza: Unipol compra un marchio che vale perché è senese. Svuotare Siena significherebbe svalutare ciò che ha pagato. È un interesse industriale, non una concessione, e su questo interesse si può costruire.
Bisogna però essere onesti sugli strumenti, perché la retorica non fa finanza. Le dichiarazioni contenute nel Documento di Offerta sono programmi, non obblighi verso gli enti locali, e l’Antitrust valuta la concorrenza, non il territorio. Le leve reali sono tre, e hanno forza diversa. La prima è l’impegno pubblico: chiedere a Intesa e a Unipol di dire per iscritto, adesso, quali funzioni e quanti addetti resteranno a Siena. Una promessa pubblica disattesa ha un costo reputazionale che nessun gruppo quotato ignora. La seconda è un protocollo con Comune, Provincia e Regione: un accordo di diritto privato che può fissare impegni sulla direzione territoriale, sul marchio, sul patrimonio artistico e sull’archivio storico. La terza, la più solida, è l’accordo sindacale che la legge impone per il trasferimento del ramo d’azienda. Nel caso Ubi permise il passaggio di migliaia di lavoratori a Bper senza traumi, ed è lì che le tutele per i 2.200 dipendenti possono diventare esigibili.
Il tempo, paradossalmente, gioca a favore. Tra l’apertura delle adesioni e l’ingresso in Bper passeranno quasi due anni: una finestra lunga, in cui un territorio organizzato può incidere più di quanto oggi sembri. A condizione di presentarsi con una sola voce. Giovedì, davanti alla sede di viale Mazzini, le istituzioni erano unite da destra a sinistra. Quell’unità va trasformata in una delegazione stabile, guidata dalla Regione, con una piattaforma scritta. E la Fondazione deve ricomporsi: non conta più come azionista, ma può contare come garante del patrimonio e come motore di sviluppo.
Siena non tornerà padrona della sua banca. Può però tornare protagonista delle condizioni in cui la banca resterà nella sua città. Non è poco, ed è ancora possibile.





