Segnali di vita continuano ad arrivare dal mondo cattolico in vista della scadenza elettorale del prossimo 25 settembre. Anche Comunione e liberazione ha diffuso un breve documento sul voto nel quale vengono indicati «alcuni criteri fondamentali per affrontare le elezioni politiche», quasi un memorandum rivolto essenzialmente al proprio interno ma con un paio di importanti messaggi al mondo politico.

D’altro canto, il Meeting di Rimini ha registrato presenze importanti e una buona attenzione mediatica avendo di fatto ospitato la parte iniziale della campagna elettorale.

Certo, per il movimento fondato da don Giussani sono lontani i tempi dei trionfi politici di formigoniana memoria, anche perché già da tempo non gode dell’appoggio incondizionato della Santa Sede, che anzi vigila con attenzione sulla vita interna di Cl (come sta avvenendo del resto per molte realtà associative).

LA SCUOLA, INNANZITUTTO

I punti sollevati in vista del voto non sono molti, ma uno in particolare spicca fra gli altri, quello sulla scuola.

Comunione e liberazione chiede «un sistema pubblico di istruzione e formazione – composto da realtà statali e paritarie – capace di generare persone mature, dotate di spirito critico e dimensione relazionale. Perciò la libertà di educazione, e quindi una vera parità scolastica, sono decisive».

«La prima si traduce – si spiega –  nella possibilità per le scuole di proporre una propria concezione della vita e della persona senza interferenze da parte dello Stato; la seconda si articola in politiche concrete e misurabili, fra cui l’autonomia, anche economica, degli istituti, la personalizzazione dei percorsi formativi».

La richiesta non è nuova: in sostanza – attraverso il principio di sussidiarietà, pure enunciato – si chiede il finanziamento delle scuole paritarie allo stato.

Forse non è un caso che il segretario del Pd Enrico Letta abbia raccolto fischi a volontà al Meeting proprio quando ha toccato il nodo della scuola pubblica.

Collegato a questo, Cl rilancia il riferimento alle famiglie che vanno sostenute, «innanzitutto quelle che desiderano avere o accogliere dei figli, ad esempio ampliando le modalità di partecipazione alle spese per l’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie o per la libera educazione dei figli, tenendo conto delle diverse disponibilità economiche».

REDDITO DI CITTADINANZA

Non ci sono, nei punti elencati da Cl, grandi richiami all’impoverimento che colpisce fasce ampie della popolazione, questione invece affrontata dall’arcipelago di forze laiche e cattoliche presenti nella Alleanza contro la povertà in Italia (all’interno della quale troviamo fra gli altri: la Società san Vincenzo De’ Paoli, l’Azione cattolica, il movimento dei Focolari, il Jesuit Social Network, la Comunità Papa Giovanni XXIII).

In un analogo documento reso noto in vista del voto, le associazioni raccolte nell’Alleanza, difendono il reddito di cittadinanza: «Il RdC – si legge nel testo – è stato oggetto di campagne mediatiche molto dure, perché in qualche caso il sussidio è stato erogato a falsi positivi a fronte di dichiarazioni mendaci e quindi in assenza di una condizione di bisogno economico. Questi fatti hanno generato una narrazione distorta del RdC che non prende atto del fatto che – come dimostrano i dati dell’Istat – senza il RdC avremmo almeno un milione di poveri in più. Pertanto la copertura economico-finanziaria è assolutamente necessaria e, semmai – tenendo conto dei rincari di beni e servizi –  andrebbe implementata».

Che la povertà, quale condizione nella quale versano in modo endemico milioni di cittadini, sia un dato dal quale la politica non può prescindere, l’ha detto in questi giorni anche il presidente della Cei, Matteo Zuppi, a margine di un incontro pubblico.

«Temiamo che la già enorme povertà e sofferenza che vivono milioni di persone nel nostro paese possa crescere a causa della crisi economica e quindi se cresce la povertà a maggior ragione deve crescere la solidarietà a tutti i livelli, da quelli delle scelte istituzionali a quelli che ci coinvolgono tutti», ha detto il cardinale.

SOLIDARIETÀ

Non solo, Zuppi aggiungeva una considerazione di una certa rilevanza: «La vera solidarietà non è quella episodica, ma quella che aiuta a risolvere le cause e che coinvolge tutti. È quella che oltre alla gratuità deve avere anche un po’ di giustizia, di equiparazione, perché se io ho già tanto tengo un po’ di meno per chi non ha niente», che è un modo per parlare di redistribuzione della ricchezza.

Infine, da segnalare come nel recente incontro fra le diocesi delle «aree interne» del paese svoltosi a Benevento,  i vescovi rivolgendosi alla politica, abbiano rilevato che «qualora entrasse in vigore l’autonomia differenziata, ciò non farebbe altro che accrescere le diseguaglianze nel paese; come comunità cristiana vogliamo crescere nella consapevolezza e nella partecipazione».

Allo stesso tempo, valorizzando l’impatto positivo delle migrazioni su vasti territori del nostro paese, hanno affermato: «I flussi migratori possono costituire un’opportunità per ravvivare molte realtà soggette a un decremento progressivo della popolazione, ma è necessario affinare sempre più la disponibilità all’ascolto, ad assumere, nel rispetto della legge, logiche inclusive, non di esclusione».