
David Hockney è morto, scompare il più celebre pittore contemporaneo
14 Giugno 2026
Ingeborg Bachmann, la prosa si sfalda lungo le venature di un cuore ucciso
14 Giugno 2026lutto nella cultura
Il suo lavoro si è concentrato sul cosiddetto femminismo della seconda ondata, quello nato alla fine degli Anni Sessanta
E’ morta a Milano Luisa Muraro, filosofa, pedagogista e attivista. Nata a Montecchio Maggiore (Vicenza) il 14 giugno 1940, ha dedicato la sua vita professionale alla condizione delle donne. Il suo lavoro si è concentrato sul cosiddetto femminismo della seconda ondata, quello nato alla fine degli Anni Sessanta, che insiste sulla differenza tra donne e uomini. Senza ovviamente rinnegare il valore dell’uguaglianza, ma usandolo come punto di partenza. Il primo nemico è il sessismo, con tutto ciò che da esso deriva. Fu tra le fondatrici della Libreria delle Donne.
L’intervista a TuttoLibri
Nel 2010 raccontava a TuttoLibri che si avvicinò al femminismo «negli Anni Sessanta, quando arrivarono le prime ondate dagli Stati Uniti». «Ancora prima che iniziasse il movimento italiano – raccontava –, ho iniziato a leggere Sexual Politics di Kate Millet e Betty Friedman, La mistica della femminilità. Poi da noi sono iniziati i gruppi di autocoscienza: il trionfo dell’oralità, un’esperienza molto intensa, cui non rendono giustizia le spente trascrizioni. Quindi con la maggioranza delle donne gli scambi restavano orali. Solo il rapporto con Carla Lonzi è stato sempre mediato dalla scrittura: non l’ho mai conosciuta, ma ho molto apprezzato i suoi librini verdi, come Sputiamo su Hegel. Poi, dal 1975 ho scoperto Luce Irigaray, con Speculum e Questo sesso che non è un sesso, che è diventata il mio punto di riferimento per il pensiero della differenza. Insieme agli scritti politici di Virginia Woolf, Le tre ghinee e poi Una stanza tutta per sé, che leggo e rileggo».
La Libreria delle Donne
Oltre all’incontro con Luce Irigaray, nel 1975 aprì anche la Libreria delle Donne: «Fu un’iniziativa rivoluzionaria – ricordava la filosofa –. Adesso si fatica a comprenderne la portata, ma a quei tempi vendere solo libri scritti da donne aveva un gran significato, poiché persino le donne colte avevano poca familiarità con la letteratura femminile. Si avevano pregiudizi verso le scrittrici: io stessa ad esempio pensavo che Jane Austen scrivesse per dare consigli di comportamento alle ragazze, e l’avevo sempre evitata. Dopo anni passati ad occuparmi solo di saggi, l’ho scoperta allora, insieme a Ivy Compton-Burnett e a Elsa Morante. Il femminismo è uno sfondamento di ordine intellettuale, oltre che simbolico e sociale: quando la differenza femminile interviene, cambia il paesaggio circostante. È il processo simbolico di un movimento interiore, e la lettura si presta benissimo a questi viaggi, è come e meglio delle droghe».
La difesa del femminismo
Le era stato chiesto se il femminismo aveva fallito, era il periodo degli scandali a sfondo sessuale che avevano travolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: «Che c’entra il femminismo? Semmai, ne esce confermato nella sua critica della politica e dei partiti, ma anche questa è una forzatura, le esigenze che avanziamo si pongono su un altro piano rispetto alla storia degli uomini – aveva risposto Muraro –. Oggi ci riconosciamo in una Veronica Lario. Detesto anche il moralismo spicciolo che critica le veline: niente di male a mostrarsi se può essere l’inizio di una carriera, purché non sia l’anticamera della prostituzione. Non fanno fare una bella figura alla tv italiana, ma questo è un altro discorso. Non bisogna mai giudicare le singole persone che provano a tenersi a galla, piuttosto bisogna prendersela con chi è in posizione di potere».
LEGGI ANCHE – Sulla violenza “giusta” è polemica tra femministe





