
Il custode e la cassa
31 Luglio 2026Geotermia toscana: la linea scelta e votata dai Comuni è bloccata da una divisione interna al partito che governa la Regione
Dopo il rinnovo ventennale delle concessioni, la geotermia toscana non riparte. La spiegazione comoda — la lentezza delle procedure — è vera solo in superficie. Sotto c’è una frattura politica dentro la maggioranza regionale, tra chi vuole valorizzare la risorsa e chi vuole contenerla. Ma i Comuni geotermici quella scelta l’hanno già fatta, e i cittadini l’hanno premiata alle urne. A restare in ostaggio è la loro decisione.
di pierluigi piccini
Dopo il rinnovo ventennale delle concessioni geotermiche, in Toscana molte cose sembrano ferme, e la spiegazione più comoda è che la Regione sia lenta, le procedure complesse, i ricorsi troppi. È vero solo in parte. Una lentezza tecnica esiste davvero — le autorizzazioni sono complesse, i contenziosi allungano i tempi — ma non basta a spiegare una paralisi che non ha scadenza. Anzi, quella lentezza serve da paravento: permette di presentare come vincolo burocratico un’immobilità che ha origine politica. Perché sotto di essa agiscono due modi opposti di intendere lo sviluppo del territorio: da un lato l’idea che la risorsa geotermica vada messa a frutto, come occasione di lavoro e investimento; dall’altro l’idea che lo sviluppo autentico non coincida con l’estrazione, e che un territorio valga anche per ciò che non trasforma — paesaggio, salute, integrità dei luoghi. Due visioni legittime, entrambe dotate di dignità.
Il problema è che queste due visioni non si fronteggiano tra maggioranza e opposizione, dove il confronto sarebbe trasparente e il voto potrebbe dirimerlo, ma convivono dentro la stessa forza che governa la Regione. E proprio per questo non generano una scelta, ma un blocco: nessuna delle due può prevalere senza lacerare l’unità del partito, e così non prevale nessuna. Il rinvio diventa la via più prudente, perché è l’unica che non costringe a decidere.
Ma qui va detta la cosa che ribalta tutto: sul territorio la scelta non manca affatto. I Comuni geotermici l’hanno già compiuta da tempo — la strada della valorizzazione — e i loro cittadini l’hanno legittimata nel modo più limpido, con il voto. La divisione, dunque, non è la loro: è una frattura politica che sta più in alto, nella maggioranza regionale. Non assistiamo a una comunità incerta sul proprio futuro, ma a una decisione già presa in basso e tenuta sospesa altrove, da un conflitto interno che i territori non hanno.
A pagarne il prezzo sono i cittadini e i Comuni. I cittadini, perché la volontà espressa con il voto resta senza séguito, come se contasse meno degli equilibri di un partito. E i Comuni, che di questa risorsa portano il peso quotidiano — gli impianti, i lavoratori, le comunità — e che pur avendo deciso, e avendone il mandato, non possono attuare, perché la cornice regionale resta ferma. È una questione democratica prima ancora che energetica: a una scelta dei cittadini dovrebbe corrispondere la responsabilità di chi governa. I territori non chiedono che si decida al posto loro — hanno già deciso. Chiedono che la loro decisione non resti prigioniera di un conflitto che non li riguarda. Perché un patrimonio sospeso, alla lunga, non è un patrimonio conservato: è un patrimonio che si svaluta, mentre chi dovrebbe riconoscerne il valore continua a rimandare.





